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«L’ecotassa è ingiusta»
Comuni salentini contro

di FABIO CASILLI
LECCE - L'ecotassa regionale sarebbe «maggiorata di ben 20 euro a tonnellata di rifiuti». Per questo una decina di comuni salentini sono pronti a presentare un ricorso straordinario al capo dello Stato. Nel mirino la determina della Regione Puglia, pubblicata a gennaio, che stabilisce a quota 25,82 euro a tonnellata l’importo della ecotassa.
«L’ecotassa è ingiusta»
Comuni salentini contro
di FABIO CASILLI

«E’ illegittimo pretendere circa 20 euro, a tonnellata, in più del dovuto per i rifiuti che siano pretrattati». Per questo dieci Comuni salentini (ma, nei prossimi giorni, il loro numero potrebbe aumentare) hanno deciso di dichiarare guerra all’ecotassa regionale con un ricorso straordinario al Capo dello Stato. A guidare la crociata è Silvano Macculi, assessore provinciale al Bilancio, nelle vesti di vicesindaco di Botrugno. A scrivere e presentare materialmente il ricorso sarà, però, l’avvocato Luigi Quinto. Al momento, per conto delle Amministrazioni comunali di Botrugno, San Cassiano, Nociglia, Porto Cesareo, Squinzano, Galatone, Monteroni, Acquarica del Capo, Minervino di Lecce e Casarano. Tra le prossime adesioni ci potrebbero essere quelle di Bagnolo e Sannicola. Ma da Palazzo Adorno, ieri mattina, è stato Macculi a spiegare le ragioni del ricorso.

«Il tutto nasce da uno Studio dell’Osservatorio di Legambiente - ha premesso l’assessore provinciale - In particolare, sui dati relativi alle regioni. E molte hanno stabilito costi nettamente più bassi di quelli previsti in Puglia. Perché sono più brave? La questione va al di là della raccolta differenziata ed è stabilito dall’articolo 3, comma 40, della legge 549 del ‘95». Cosa prescrive questa disposizione normativa nazionale? Che «per i rifiuti smaltiti tal quali in impianti di incenerimento senza recupero di energia, per gli scarti ed i sovvalli di impianti di selezione automatica, riciclaggio e compostaggio, nonché per i fanghi anche palabili si applicano le disposizioni dei commi da 24 a 41 del presente articolo. Il tributo - è precisato - è dovuto nella misura del 20 per cento dell’ammontare determinato ai sensi dei commi 29 e 38».

Il passaggio importante, su cui punta il ricorso al presidente della Repubblica, è quello relativo ai «sovvalli di impianti di selezione automatica». E, rientrando i rifiuti salentini (in quanto pretrattati con separazione della frazione secca dall’umido) in quella categoria, devono usufruire dello «sconto»: quindi il 20 per cento di 25,82 euro, vale a dire 5,17 euro a tonnellata. Da qui il ricorso contro la determina del dirigente regionale al servizio Ciclo dei rifiuti e Bonifica Giovanni Campobasso. L’atto è stato pubblicato sul Bollettino della Regione Puglia il 9 gennaio scorso.

«Purtroppo, sono quindi trascorsi i 60 giorni per il ricorso al Tar - ha spiegato ieri Macculi - Non ci restava che il ricorso straordinario al capo dello Stato, che può essere presentato entro 120 giorni dalla data di pubblicazione. Ed essendoci ancora un po’ di tempo a disposizione speriamo che anche altri comuni aderiscano. Perché è assurdo, specialmente in un periodo difficile come questo, che si chiedano più di 25 euro rispetto ai 5,17 euro previsti dalla legge nazionale. Quella determina regionale, quindi, va rivista al ribasso». A breve, in proposito, sarà convocata l’assemblea dei sindaci, ai quali sarà proposta una delibera da portare nei Consigli comunali per sollecitare la regione a prendere atto dell’errore. E della questione saranno informati anche l’Anci Puglia e il Ministero degli Affari regionali.

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