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Bacalov al Bif&est
«Così litigai con Fellini»

di LIVIO COSTARELLA
BARI - Oltre centocinquanta colonne sonore, Premio Oscar per le indimenticabili musiche de Il postino con Massimo Troisi: una vita al servizio del cinema e non solo. Luis Bacalov è uno di quei numi tutelari che ha fatto la storia di tante pellicole e registi, da Pasolini a Damiani, da Giraldi a Greco, passando per Scola e naturalmente Fellini
Bacalov al Bif&est
«Così litigai con Fellini»
di LIVIO COSTARELLA

BARI - Oltre centocinquanta colonne sonore, Premio Oscar per le indimenticabili musiche de Il postino con Massimo Troisi: una vita al servizio del cinema e non solo. Luis Bacalov è uno di quei numi tutelari che ha fatto la storia di tante pellicole e registi, da Pasolini a Damiani, da Giraldi a Greco, passando per Scola e naturalmente Fellini. Ieri il musicista nato in Argentina 80 anni fa (ma italiano acquisito dal 1959) è stato l’ospite d’onore in mattinata al Petruzzelli di Bari per la «Lezione di cinema» ben condotta dal direttore d’orchestra Rino Mar rone; in serata gli è stato consegnato il Premio Federico Fellini Platinum Award: nella motivazione è stata ricordata la sua essenza di «grande musicista e artista capace di collaborazioni importanti per il cinema, ma anche nell’ambito della cosiddetta musica leggera avendo lavorato al fianco di altri artisti indimenticabili quali Sergio Endrigo, Gianni Morandi, Mia Martini e Gino Paoli».

Ieri intanto è stato presentato anche il documentario Terra di transito di Paolo Martino, dedicato ai migranti in fuga dalla guerra, ma bloccati in Italia dal regolamento di Dublino, la normativa Ue che stabilisce che il Paese di ingresso è quello che dovrà farsi carico della richiesta di asilo. Dopo la prima in concorso al Bif&st, Terra di transito arriverà nelle sale italiane, con un progetto di proiezioni e incontri promosso da Istituto Luce Cinecittà, insieme all’associazione «A Buon Diritto ». Un altro degli ospiti di ieri è stato Marco Bellocchio, giunto per onorare la figura di Gian Maria Volontè: il regista non ha voluto dare nessuna anticipazione sul prossimo film, ma ha spiegato che «il mio prossimo lavoro sarà a teatro proprio qui a Bari al Petruzzelli, con la regia de I Pagliacci, cui tengo moltissimo».

Quanto a Bacalov, è stato molto generoso, ieri, nell’aprire il proprio bagaglio di ricordi, a cominciare dal suo rapporto prima felice (poi meno) con Fellini. «Fu Federico a informarmi della scomparsa di Rota e ci rimasi molto male. Lavorare con lui per La città delle donne è stato uno dei più grandi insegnamenti: è stato fantastico perché ho capito con quanta dedizione realizzava i suoi film. Aveva anche un altro dono: la seduzione. Era capace di sedurre anche le formiche. Poi il rapporto si è deteriorato perché feci degli errori gravi: con uno come lui, che voleva mantenere il controllo su ogni aspetto dei suoi film, mi permisi di orchestrare in un arrangiamento sinfonico uno dei brani della colonna sonora. Mi fu detto chemi ero preso troppe libertà rispetto alla colonna sonora». Poi non mancano i suggerimenti a chi vorrebbe affacciarsi a un mestiere come il suo.

«Dopo aver collaborato a tanti film, ho imparato che bisogna avere un buon rapporto collaborativo con il regista, chiedergli cosa si aspetta, cosa vuole esprimere attraverso la musica. E poi il compositore deve servire il film, non prevaricare il regista. Nell’orchestrazione, inoltre, bisogna fare attenzione a non invadere le frequenze della voce di alcuni attori: scrivendo per esempio una musica troppo grave, se c’è un attore con voce baritonale. Ma bisogna anche avere coraggio».
I suoi compositori di musica da film preferiti? «Sono Ennio Morricone, John Williams e Erich Wolfgang Korngold». E poi precisa che «Morricone, per me, è il compositore più importante che ha avuto il cinema europeo della sua generazione». Ieri sera, al Petruzzelli, Bacalov ha suonato per alcuni minuti uno stralcio della colonna sonora del Postino .

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