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Imprenditori foggiani
«Denunciate le banche
che non fanno credito»

di MASSIMO LEVANTACI
FOGGIA - Non c’è credito per le aziende, la contrazione aumenta nel paese (+5%) e in Capitanata va pure peggio. I giovani imprenditori foggiani credono che la misura sia colma, propongono di passare alle maniere forti. «Siamo del parere che dovrebbero essere azionati quei mezzi di cui già disponiamo – dice il neopresidente Antonio Di Nunzio – dall’azione legale contro gli istituti inadempienti, ai servizi per combattere l’anatocismo (la capitalizzazione degli interessi: ndr)»
Imprenditori foggiani
«Denunciate le banche
che non fanno credito»
di MASSIMO LEVANTACI

FOGGIA - Non c’è credito per le aziende, la contrazione aumenta nel paese (+5%) e in Capitanata va pure peggio. I giovani imprenditori foggiani credono che la misura sia colma, propongono di passare alle maniere forti. «Siamo del parere che dovrebbero essere azionati quei mezzi di cui già disponiamo – dice il neopresidente Antonio Di Nunzio – dall’azione legale contro gli istituti inadempienti, ai servizi per combattere l’anatocismo (la capitalizzazione degli interessi: ndr). Noi come movimento giovani a livello territoriale diciamo che il valore dell’impresa non è il rating sulle proiezioni di garanzia che in realtà dovrebbero rivalutare l’attività imprenditoriale, non comprimerla: lo abbiamo scritto anche su un documento che vorremmo che le banche leggessero. Finora è mancata la comunicazione tra i due sistemi e con essa la fiducia e questi sono i risultati».

I giovani imprenditori che hanno presentato ieri la nuova squadra per il prossimo quadriennio si sentono come in gabbia, la tentazione sarebbe quella di andarsene, la stessa che accompagna molti trentenni e quarantenni alla porta (il tasso di emigrazione giovanile a Foggia è tra i più alti del Centro- Sud).
Ma con l’impresa di famiglia come la mettiamo? «Paghiamo il 70% in tasse – il grido di dolore di Nicola Altobelli, neovicepresidente e titolare della Eceplast di Troia (imballaggi) – siamo al livello di confisca. Le piccole e medie imprese ricevono continuamente offerte per trasferirsi in Austria e Svizzera, paesi dove le regole sono poche e chiare e non c’è la burocrazia caotica come qui da noi. Siamo diventati mucche da mungere, mi dite come fanno gli stranieri a investire in Italia in queste condizioni?».

Così nel loro piccoli i giovani imprenditori di Confindustria cercano di movimentare il territorio, lanciano un ponte con la scuola e l’università: a breve partiranno i “contatti d'impresa” con la Luiss (l’università di Confindustria), hanno di recente siglato un accordo con il dipartimento di Scienze agrarie dell’università di Foggia e con l’ufficio di Orientamento dello stesso ateneo. «L’accodo è finalizzato a individuare le migliori professionalità formate dall’università – dice Valerio Masiello, vicepresidente con delega sull’agroalimentare – una commissione composta da me e da un docente della facoltà valuterà i profili più interessanti». «Faremo marketing associativo – aggiunge Daniela Pasqualicchio, terza vicepresidente (energie rinnovabili) – por teremo nuovi iscritti, puntiamo sull’idea di rafforzare la squadra».

Gli incontri nelle aziende i cosiddetti “G-outdoor” rivelano spesso «realtà aziendali che nemmeno si conoscono». Nasce così l’idea delle cene con «personalità esterne al nostro mondo, vogliamo conoscere e approfondire i problemi della nostra economia». Un percorso di approfondimento e quasi didattico, i giovani imprenditori parlano a mitraglia perché «non c’è tempo da perdere».
«Il nostro è un programma operativo – assicura Di Nunzio – il nostro gruppo si interfaccia con il mercato del lavoro e con i giovani. Puntiamo sul capitale d'impresa, andremo a enfatizzare le soluzioni per provare a migliorare il rapporto banche-imprese». Parlano di «aggregazione di contratti d’im - presa»; vogliono denunciare le inefficiente delle aree industriali.
Di Nunzio (imprenditore del marmo) immagina un legame tra il suo settore e l’edilizia «possiamo presentarci sui mercati con un unico contratto». Un’idea da approfondire, in un settore in cui i contratti cominciano a scarseggiare: chiedere ai sindacati che rincorrono da un anno il rinnovo lapidei e cavamonti.

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