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Emiliano: da D'Alema
stesse accuse di Fitto

BARI – "Nei giorni scorsi, nella foga agonistica, sono state lanciate nei miei confronti accuse di scarso senso dello Stato e di irregolare iscrizione al Pd, nel vano tentativo di cambiare l’esito delle primarie in Puglia che, come nel resto d’Italia, hanno sancito la fine di una classe dirigente. Allo stesso modo si comportò dieci anni fa Raffaele Fitto quando, per impedire la mia candidatura a sindaco di Bari, mi indirizzò ben due lettere aperte, tentando di mettere la mia toga in contrapposizione con la mia scelta di candidarmi a sindaco". Lo rileva il sindaco di Bari, Michele Emiliano, rispondendo alle dichiarazioni rilasciante nei giorni scorsi da Massimo D’Alema che aveva criticato il primo cittadino per non avere rispettato la legge che "impone ai magistrati, anche quelli in aspettativa, di non avere incarichi di partito"
Emiliano: da D'Alema
stesse accuse di Fitto
BARI – "Nei giorni scorsi, nella foga agonistica, sono state lanciate nei miei confronti accuse di scarso senso dello Stato e di irregolare iscrizione al Pd, nel vano tentativo di cambiare l’esito delle primarie in Puglia che, come nel resto d’Italia, hanno sancito la fine di una classe dirigente. Allo stesso modo si comportò dieci anni fa Raffaele Fitto quando, per impedire la mia candidatura a sindaco di Bari, mi indirizzò ben due lettere aperte, tentando di mettere la mia toga in contrapposizione con la mia scelta di candidarmi a sindaco". Lo rileva il sindaco di Bari, Michele Emiliano, rispondendo alle dichiarazioni rilasciante nei giorni scorsi da Massimo D’Alema che aveva criticato il primo cittadino per non avere rispettato la legge che "impone ai magistrati, anche quelli in aspettativa, di non avere incarichi di partito".

"A distanza di dieci anni – dice Emiliano senza mai nominare l'ex premier – ci risiamo. E’ stata risuscitata una questione assai controversa (quella della applicabilità del divieto di iscrizione ai partiti politici nei confronti dei magistrati in aspettativa per mandato elettorale) per distrarre l’attenzione dall’esito (scontato) del congresso appena conclusosi. Lo si è fatto – fingendo di dimenticare che nel 2007 sono stato eletto alla segreteria regionale del Pd e nel 2009 alla presidenza del partito pugliese – utilizzando una sentenza della Corte Costituzionale che però non riguarda il mio caso. Quest’ultima, infatti si occupa dell’ipotesi del magistrato fuori ruolo organico per incarichi amministrativi (consulenza parlamentare)". "Viceversa – aggiunge – io sono in aspettativa non obbligatoria per ragioni elettorali, fatto questo che rescinde del tutto il mio legame con la magistratura consacrandomi ad un ruolo eminentemente politico che non può essere assimilato a quello preso in esame dalla Corte. Questo caso, ancora non esaminato dal Csm e dalla Corte Costituzionale, non riguarda certo solo me o il Pd, ma tutti i magistrati eletti nelle fila di forze politiche nel loro rapporto di lavoro con il Ministero della Giustizia".

"L'impressione che mi ha suscitato questa polemica, dunque, è che – sottolinea – sia stato utilizzato il diritto non come norma di vita e di coerenza, ma come strumento per cogliere un risultato politico. A questo proposito voglio ricordare che per un uomo o una donna che non abbiano la politica come professione, il proprio lavoro è la cosa più importante e metterlo in discussione per influenzare un congresso di partito mi sembra un atto moralmente esecrabile".

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