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Domenica 21 Gennaio 2018 | 07:54

Agroalimentare foggiano al bando nel nord Europa «Frutto di lavoro illegale»

di MASSIMO LEVANTACI
FOGGIA - Alcune catene della grande distribuzione francese cominciano a respingere i prodotti dell’agroalimentare pugliese, specialmente pomodori del Foggiano e cocomeri del Salento, perché frutto di «manodopera illegale». La grande distribuzione norvegese all’unisono ha già bandito le produzioni «non etiche» in arrivo dalla Puglia e dal Sud Italia, le zone più chiacchierate dove il lavoro bracciantile è perlopiù immigrato, malpagato e ridotto in schiavitù. Il campanello d’allarme dovrebbe suonare minaccioso per i produttori agricoli foggiani e pugliesi
Agroalimentare foggiano al bando nel nord Europa «Frutto di lavoro illegale»
di MASSIMO LEVANTACI

Alcune catene della grande distribuzione francese cominciano a respingere i prodotti dell’agroalimentare pugliese, specialmente pomodori del Foggiano e cocomeri del Salento, perché frutto di «manodopera illegale». La grande distribuzione norvegese all’unisono ha già bandito le produzioni «non etiche» in arrivo dalla Puglia e dal Sud Italia, le zone più chiacchierate dove il lavoro bracciantile è perlopiù immigrato, malpagato e ridotto in schiavitù. Il campanello d’allarme dovrebbe suonare minaccioso per i produttori agricoli foggiani e pugliesi, specie coloro (e sono la maggior parte) che oggi considerano le esportazioni all’estero, e in special modo nei paesi del Nord Europa, u n’àncora di salvezza per riuscire a fare reddito in tempi di crisi: non sanno però che potrebbero subire l’onta di non essere graditi.

Una tendenza che la Flai-Cgil rileva nel rapporto “Agricoltura e lavoro migrante”: l’incessante attività di denuncia svolta in questi anni dal sindacato comincia a lasciare tracce importanti. Il reportage di France 2 con l’intervista a Ivan Sagnet - capo della rivolta contro i caporali quattro anni fa in Salento che invita a boicottare gli schiavisti della catena di distribuzione alimentare - ha fatto il giro del mondo e molti consumatori francesi sono oggi molto più avvertiti su simili problemi. La grande distribuzione comincia a tenerne conto, grandi catene come Auchan, Lidl, Carrefour corrono ai ripari. In Italia non ancora, «ma il tempo – dice fiducioso Leonardo Palmisano, sociologo – lavora in favore di un ritorno alla legalità nelle campagne».

Palmisano, con Giuseppe De Leonardis segretario regionale della Flai Cgil, ha curato il report che il 25 novembre sbarcherà a Bruxelles al Parlamento europeo dove l’allarme sui prodotti «non etici» nei supermercati di mezza Europa potrebbe suscitare un’eco ben maggiore. Un’emergenza grave – di - cono alla Flai – para gonabile a quella di Amnesty international sullo sfruttamento del lavoro nei cantieri dei mondiali di calcio nel Qatar e che rischia di infangare il buon nome della Puglia fin qui faticosamente conquistato in settori di punta, dall’ae - rospazio al turismo.

Il rapporto della Flai mette l’accento sui metodi di reclutamento dei braccianti immigrati nelle campagne: «Migliaia di persone spostate da una nazione a un’altra con grandi vantaggi economici per chi questi spostamenti li organizza. Questo è il periodo – sottolinea Palmisano – in cui i caporali si riorganizzano e scelgono le zone dove portare manodopera per l’an - no seguente quando occorrerà fare il raccolto. Di questi tempi i caporali contrattano la paga con i proprietari dei campi, se questi non ci stanno vengono esclusi dai flussi della manodopera immigrata. Sono diventati molto potenti i caporali, hanno costituito organizzazioni transnazionali, le cosiddette power broker (mediatori di potere: ndr), la Puglia è parte integrante di questo circuito». Un flusso che arriva dalla Sicilia o da Rosarno in Calabria per le prime coltivazioni primaverili, si sposta in Salento per la raccolta delle angurie e da qui sale verso il Nord della Puglia per il pomodoro.
Un mare di «quarantamila lavoratori, stima certamente in difetto – dice De Leonardis – che si sposta in blocchi da una zona all’altra della regione e che poi scompare: in Capitanata sono nati centinaia di ghetti, queste persone vivono in condizioni disumane intorno alle campagne. Nessuno vuol vederli. Una vergogna che deve finire, boicottare questi prodotti è il minimo che si possa fare per stroncare un sistema di reclutamento della manodopera davvero aberrante».

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