Cerca

Donna uccisa a Bari
nigeriano ha confessato
Il ghanese 'assassino' per 50 ore

BARI – E' un cittadino di nazionalità nigeriana, poco più che 18enne, regolare in Italia con permesso di soggiorno rilasciato per scopi umanitari Donald Nwajiobi, il giovane che ha confessato di aver ucciso lunedì scorso Caterina Susca all’interno della sua abitazione di Torre a Mare. Il giovane è stato bloccato dagli investigatori grazie a un cellulare: nonostante il ragazzo abbia tolto la sim dal Samsung della donna, dopo averla aggredita e uccisa, ha portato con sè il telefonino e 4 euro presi dal portafoglio della vittima. Il movente – a quanto si è saputo dagli investigatori sulla base di quanto riferito dal 18enne in fase di interrogatorio – non è stato quello della rapina bensì una prestazione sessuale a pagamento richiesta dalla donna e finita male. Il giovane è stato fermato alle 19.15 di ieri in via Quintino Sella sul bus Amtab della linea 12, mentre dal Centro Accoglienza per richiedenti asilo di Bari raggiungeva il centro della città. La polizia è salita a bordo armi in pugno rilasciando subito i cittadini il cui colore della pelle era chiaro e obbligando quelli di altre etnie a stendersi per terra.(Foto Luca Turi)
Donna uccisa a Bari
nigeriano ha confessato
Il ghanese 'assassino' per 50 ore
BARI – "I passeggeri di colore a terra, gli altri in piedi". E’ l'urlo lanciato dagli agenti della Squadra Mobile di Bari, pistole in pugno, alle 19.15 di ieri a bordo del bus Amtab della linea 12 dove è stato rintracciato il presunto assassino di Caterina Susca, la donna di 60 anni uccisa lunedì scorso a Torre a Mare, località residenziale alle porte di Bari.

Una scena 'all’americanà che ha sorpreso – e non poco - autista e passeggeri. La Polizia era lì per fermare il presunto assassino della donna: mentre il giovane era steso a terra, insieme ad altre persone, i poliziotti hanno fatto squillare il telefono che Donald Nwajiobi, nigeriano poco più che 18enne, in Italia con permesso di soggiorno rilasciato per scopi umanitari, aveva con sè, portato via dalla borsa della donna dopo averla uccisa. Inutile il tentativo di nascondere il Samsung che dall’Imei è risultato di proprietà della vittima, associato a una nuova sim.

Il giovane, assieme a una decina di passeggeri di colore, è stato portato in Questura dall’autista del bus nominato, dal capo della Squadra Mobile di Bari, Luigi Rinella, ufficiale di pg: è stato così imposto al dipendente Amtab di modificare percorso e capolinea del mezzo. Nwajiobi è stato identificato e, durante l’interrogatorio in questura, ha ammesso di aver ammazzato la donna. Ciò è avvenuto alla presenza dell’avvocato d’ufficio del 18enne, Antonella Bello di Gioia del Colle, che all’ANSA dice: "Ci sono dei punti non chiari in ordine al movente e alle modalità".

Dubbi e perplessità che saranno fugate dall’autopsia e dai rilievi della Polizia scientifica. Un punto, questo, sul quale insiste anche il capo della Squadra mobile, Luigi Rinella, non escludendo il delitto a sfondo sessuale. Movente a parte, Nwajiobi ha reso informazioni che solo l’assassino può conoscere: luogo dove aveva gettato le forbici usate per colpire la donna al volto e quello, nei pressi del Centro accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Bari, dove aveva gettato gli indumenti che lo rendevano riconoscibile.

La svolta nelle indagini la si deve anche alla collaborazione dei cittadini: dei vicini di casa della vittima che hanno fotografato il nigeriano in fuga, e poi di altri testimoni rimasti colpiti dal cappellino giallo che indossava, dal giubbotto rosso e dalla sua carnagione olivastra. Il giovane, tra l’altro, era stato anche notato da una donna alla fermata dei bus che da Torre a Mare si dirigono a Bari. "Sembrava non interessato a una linea in particolare, quanto a prendere il primo mezzo per allontanarsi", ha riferito la testimone.

Nwajiobi ha raccontato agli inquirenti di avere incontrato Caterina a Torre a Mare, di averle chiesto dei soldi e di essere stato invitato dalla donna a seguirla a casa, forse per una prestazione sessuale in cambio di denaro. Una circostanza, questa, tutta da provare: determinante sarà l’esito dell’autopsia e esami in corso nell’abitacolo dell’auto della donna. Sempre secondo quanto riferito dal giovane, a scatenare la sua furia omicida sarebbe stato vedere la 60enne con un paio di forbici in mano.

La vittima le avrebbe afferrate dopo aver percepito alcuni rumori provenire dall’esterno della villetta. Nwajiobi stesso si sarebbe assicurato che non ci fosse nessuno nel giardinetto, ma, voltandosi, ha visto la donna continuare a tenere tra le mani le forbici: le ha afferrate e ha colpito la vittima al volto, poi le ha stretto il collo con una sciarpa per soffocarla, l’ha legata a un tavolo, infine, le ha infilato in testa una busta di plastica stringendola stretta al collo per procurarle asfissia. Fuggendo, il giovane ha chiuso a chiave il portone d’ingresso, ma ha lasciato il mazzo attaccato e questo ha destato il sospetto dei vicini che hanno dato l’allarme. Un omicidio per il quale un altro giovane di colore, un ghanese di 30 anni, ha rischiato il carcere: per circa 50 ore è stato sospettato del delitto e ascoltato in questura. Poi è risultato completamente estraneo:la sua posizione sarà archiviata.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400