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Martedì 17 Ottobre 2017 | 13:18

Meredith, «sul coltello traccia dna di Amanda»

FIRENZE – C'è poco, ma quel poco che c'è è di Amanda Knox. Nel sesto anniversario dell’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nella notte fra il primo e il due novembre 2007, è stata depositata un’ennesima perizia. Stavolta è quella su un campione di Dna trovato fra l’impugnatura e la lama del coltello da cucina sequestrato in casa di Raffaele Sollecito e ritenuto dall’accusa l’arma dell’omicidio. Si tratta di un risultato che, sostanzialmente, poco aggiunge al processo, anche se si presta a letture opposte
Meredith, «sul coltello traccia dna di Amanda»
FIRENZE – C'è poco, ma quel poco che c'è è di Amanda Knox. Nel sesto anniversario dell’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nella notte fra il primo e il due novembre 2007, è stata depositata un’ennesima perizia. Stavolta è quella su un campione di Dna trovato fra l’impugnatura e la lama del coltello da cucina sequestrato in casa di Raffaele Sollecito e ritenuto dall’accusa l’arma dell’omicidio. Si tratta di un risultato che, sostanzialmente, poco aggiunge al processo, anche se si presta a letture opposte.

La perizia "allontana sempre di più il concetto che quella sia l’arma del delitto", ha commentato il difensore di Amanda, l'avvocato Luciano Ghirga. E’ "l'ennesima prova che non c'è alcun collegamento tra Sollecito e l’omicidio", ha aggiunto il difensore di Raffaele, l’avvocato Giulia Bongiorno. Per il legale della famiglia Kercher, l’avvocato Francesco Maresca, invece, ora "e" provato che il coltello è stato usato dalla Knox e tale elemento, valutato insieme a quelli già presenti, permette di ipotizzare la responsabilità degli imputati". Posizioni divergenti sulle quali dovranno fare chiarezza i giudici fiorentini, chiamati a valutare il quadro processuale nel suo complesso.

La traccia esaminata era già stata individuata dai periti nominati nel primo processo d’appello, a Perugia, ma era stata valutata di quantità insufficiente per essere analizzata. La corte di Firenze, per l’appello bis, ha invece ordinato che venisse studiata lo stesso, dando incarico agli esperti del Ris. La quantità "di materiale genetico", spiegano nella relazione i Ris, è "estremamente esigua" – tanto da far ritenere "il campione in condizioni analitiche complesse (low-template dna low copy number) -, ma c'è "un elevato grado di compatibilità" fra la traccia di dna e "il profilo genetico di Amanda Marie Knox". C'è invece un "alto grado di incompatibilità" con i profili genetici di Meredith, Sollecito e Rudy Guede.

Quella esaminata dai Ris è la seconda impronta della studentessa americana che viene trovata sul coltello: la prima, sull'impugnatura, le venne attribuita durante il processo di Perugia. Un esito quasi scontato, venne spiegato dai difensori: Amanda era fidanzata con Sollecito ed era quindi normale che frequentasse la sua casa usando gli oggetti lì presenti.

Un’altra traccia, stavolta sulla lama, venne invece attribuita a Meredith. Anche in quel caso si trattava di un campione 'low copy number'. Per questo, l’esito dell’esame venne messo in discussione: i periti nominati durante l’appello di Perugia parlarono di risultato "inattendibile in quanto non supportato da procedimenti analitici scientificamente validati".

Gli esiti di questa nuova perizia verranno discussi in aula nella prossima udienza a Firenze, il 6 novembre. Quel giorno, per la prima volta nell’appello bis, sarà presente uno degli imputati, Sollecito. Lo ha assicurato suo padre, Francesco. Dopo una vacanza a Santo Domingo, ora Raffaele è in viaggio per l'Italia, in attesa di arrivare a Firenze.

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