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Contratti tra Riva Fire e l'Ilva
si sospettano frode fiscale
e appropriazione indebita

MILANO - E’ per i reati di frode fiscale e appropriazione indebita ai danni dei soci di minoranza che la procura di Milano lunedì 14 ottobre ha inviato gli uomini della Guardia di Finanza negli uffici di alcune società del gruppo Riva (che controlla anche l’Ilva di Taranto). L’ipotesi accusatoria su cui stanno facendo accertamenti i magistrati milanesi riguarda come accennato dei contratti di servizio tra Riva Fire e Ilva di Taranto, controllata appunto dalla famiglia Riva. In particolare, per i pm con questi contratti si sarebbero fatti figurare meno utili per l’Ilva e più costi, mentre in capo alla controllante risultavano così meno utili da dividendi ma più utili grazie ai contratti di servizio. Queste operazioni, secondo i magistrati titolari del fascicolo, farebbero configurare le ipotesi di reato di frode fiscale e appropriazione indebita a danno dei soci di minoranza dell’Ilva di Taranto
Contratti tra Riva Fire e l'Ilva
si sospettano frode fiscale
e appropriazione indebita
MILANO – La Procura di Milano sta indagando sui rapporti tra la società Rive Fire di Emilio Riva e la controllata Ilva con l’ipotesi di appropriazione indebita ai danni dei soci di minoranza del colosso siderurgico. E’ emerso a seguito di una serie di perquisizioni effettuate due giorni fa dalla Gdf. Si tratta di una nuova tranche dell’inchiesta sui Riva, che ipotizza anche il reato di frode fiscale. Tranche distinta dalle indagini che lo scorso maggio hanno portato al sequestro di 1,2 miliardi di euro a carico dei Riva.

Da quanto si è saputo, infatti, il sospetto è che Riva Fire, la controllante dell’Ilva di Taranto, abbia incassato utili a scapito della controllata e a danno dei soci di minoranza che avrebbero così ottenuto meno dividendi rispetto al dovuto dal colosso siderurgico. Da quanto si è appreso, gli investigatori del nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano, coordinati dai pm Stefano Civardi e Mauro Clerici, starebbero vagliando oltre alla posizione del 'patriarcà Emilio Riva, rimasto al vertice di Rive Fire, anche quelle degli ex amministratori della controllante, tra cui una serie di familiari di Emilio Riva.

La Gdf, che lunedì scorso ha effettuato una serie di perquisizioni nelle società del gruppo Riva, sta analizzando i bilanci dal 2008 in poi di Riva Fire, dell’Ilva e di Riva Forni Elettrici, la nuova denominazione del gruppo Riva. Secondo l'accusa, infatti, Riva Fire attraverso una serie di contratti di servizi stipulati con l’Ilva avrebbe incassato utili da quest’ultima, che invece a bilancio avrebbe iscritto costi maggiori legati a quei contratti e distribuito quindi meno dividendi. Un altro sistema, secondo l’accusa, per svuotare le casse dell’Ilva a danno dei soci di minoranza e trasferire gli utili in Riva Fire, la holding familiare. Da qui l’accusa di appropriazione indebita, a cui sono legate anche ipotesi di frode fiscale.

Una tranche di inchiesta, quella su cui stanno lavorando gli inquirenti, del tutto distinta, dunque, rispetto al procedimento che lo scorso maggio ha portato al sequestro di 1,9 miliardi di euro (e non 1,2 come scritto in precedenza) per i reati di truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni. In relazione a quel sequestro, i pm hanno ipotizzato che Emilio e il fratello Adriano Riva (quest’ultimo non risulta coinvolto nella nuova tranche) assieme ad alcuni professionisti abbiano sottratto soldi alle casse dell’Ilva, nascondendoli in paradisi fiscali e facendoli poi rientrare in Italia attraverso lo scudo fiscale.

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