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Estorsioni a Triggiano
una vittima racconta
«Dieci mesi di inferno»
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BARI - «L’incubo è cominciato nel dicembre 2012. E oggi, con questi arresti, spero sia davvero tutto finito». Cinquant’anni, un bel negozio in uno dei paesi dell’hinterland barese, Andrea, dopo gli ultimi arresti, tira finalmente il fiato. All’aggressione del racket ha reagito immediata mente, senza pensarci due volte, chiamando i carabinieri. «Tra l’altro, vorrei dire che in tutta questa vicenda i carabinieri mi sono stati più che vicini. Mi hanno aiutato. Non mi hanno mai lasciato solo». «Per quanto tu reagisci e denunci, la paura c’è, ti rimane un po’ dentro. Ma sai anche che non hai altre strade, che devi denunciare e aspettare che questa gente venga presa. Altrimenti vivrai nella paura tutta la vita».
Arrestati ex guardia giurata e complice
Estorsioni a Triggiano
una vittima racconta
«Dieci mesi di inferno»
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BARI - «L’incubo è cominciato nel dicembre 2012. E oggi, con questi arresti, spero sia davvero tutto finito». Cinquant’anni, un bel negozio in uno dei paesi dell’hinterland barese, Andrea, dopo gli ultimi arresti, tira finalmen te il fiato. All’aggressione del racket ha reagito immediata mente, senza pensarci due volte, chiamando i carabinieri. Ma sono stati mesi lunghi, di tensione.

Come è cominciato tutto? «Nel dicembre 2012 mi mettono la bomba nel negozio. Un bel po’ di danni e molta paura».
Le avevano chiesto soldi? Aveva già avuto richieste? «No, niente. Lo dissi anche ai carabinieri, che mi fecero la stessa domanda. La bomba esplose così, inattesa. E la cosa incredibile è che non successe nulla per giorni».

Cioè chi le ha messo la bomba non le ha chiesto subito il denaro? «No, non subito. Passarono 15 giorni. Una mattina mi squilla il cellulare e sento gridare in dialetto barese “Addà paga’”. E basta. E si chiuse la telefonata».
Non le dissero altro? «No. Pensai anche ad uno scherzo. Però chiamai subito i carabinieri. Tra l’altro, vorrei dire che in tutta questa vicenda i carabinieri mi sono stati più che vicini. Mi hanno aiutato. Non mi hanno mai lasciato solo».

Dopo la prima telefonata cosa è successo? «Ce ne sono state altre, a distanza di giorni e giorni l’una dall’altra. Io che dicevo: ma chi sei? chi parla? E dall’altra parte la solita frase: devi pagare!».
Ma non le dicevano altro? Ad esempio quanto volevano o dove volevano che por tasse i soldi? «No, non dicevano altro, pare che sia una strategia, un modo consolidato. È andata avanti così per mesi. Fino ad aprile, quando questa voce mi dà appuntamento in una zona abbastanza centrale e molto frequentata».

Le dissero anche di portare i soldi? «No, mi diedero soltanto questo appuntamento. Io ci andai, era di mattina. E ovviamente la zona era zeppa di carabinieri in borghese. Ho aspettato per più di un’ora, ma non si è presentato nessuno. Alla fine me ne sono andato».
Poi cosa è successo? «Dopo un po’ mi arriva una telefonata. E una voce, non so se fosse sempre la stessa persona, cominciò a riempirmi di parolacce e bestem mie. Me ne ha dette di tutti i colori, non sono riuscito a replicare. E alcuni insulti non sarei nemmeno capace di ripeterli».
Chiamò i carabinieri a quel punto? «Certo. Ancora una volta mi sono stati vicini, mi hanno calmato. E dopo qualche giorno mi informarono che li avevano individuati, che sapevano chi mi stava perseguitando».

Dieci mesi d’inferno... Com’è cambiata la sua vita, se è cambiata? «Certo, certo che è cambiata. Innanzitutto adesso soffro di ipertensione, ho sempre la pressione alta, cosa mai successa prima. Con mia moglie e i miei figli abbiamo cominciato a passare più tempo a casa. Ho fatto mettere anche delle telecamere, a casa. E que st’estate non siamo andati in vacanza. Voglio dire che per quanto tu reagisci e denunci, la paura c’è, ti rimane un po’ dentro. Ma sai anche che non hai altre strade, che devi denunciare e aspettare che questa gente venga presa. Altrimenti vivrai nella paura tutta la vita». (c.f.)

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