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Baricco al Petruzzelli
«Solo gli amanti
vincono il tempo»

di OSCAR IARUSSI
«A Bari mi legano vincoli di affetto. Ci sto bene e torno volentieri». Alessandro Baricco – torinese doc di 55 anni che Bari se la porta pur sempre nel cognome - sarà al Petruzzelli venerdì 18, sabato 19 e in pomeridiana domenica 20 ottobre per un trittico delle sue Palladium Lectures. «Cos’è la giustizia? La scelta della resa per salvarsi o dei diritti che ciascuno comunque ha? Incluso, direi, il diritto di farsi governare dagli oligarchi»
Baricco al Petruzzelli
«Solo gli amanti
vincono il tempo»
di OSCAR IARUSSI
«A Bari mi legano vincoli di affetto. Ci sto bene e torno volentieri». Alessandro Baricco – torinese doc di 55 anni che Bari se la porta pur sempre nel cognome - sarà al Petruzzelli venerdì 18, sabato 19 e in pomeridiana domenica 20 ottobre per un trittico delle sue Palladium Lectures.

«Non è la mia prima volta al Petruzzelli: sono salito sul palco nel 2011 per la rassegna Frontiere, mentre qualche anno fa mi invitarono a inaugurare il foyer».
Le affabulazioni prendono il nome dal luogo dove hanno debuttato, il teatro universitario Palladium della Garbatella a Roma, nel gennaio scorso. Le Lectures originali sarebbero quattro (così anche nel doppio Dvd edito di recente da Feltrinelli), ma il formato è variabile e duttile, e stavolta Baricco ha espunto quella sul gusto dedicata a Kate Moss.

Come mai, la modella britannica non si addice allo scenario mediterraneo? «Non saprei perché: dovevo toglierne una e ho tolto quella».

Le restanti sono le letture intitolate Tucidide, sulla giustizia, Luigi XVI Re di Francia, sul tempo e Proust, sulla scrittura. Mettere in scena passioni narrative, musicali e artistiche, mescolando storie arcaiche e riflessioni contemporanee, ovvero classici letterari e «pratiche basse» della comunicazione di massa, è il tratto eclettico, post-moderno o, se vo lete, «barbarico» tipico di Baricco, tanto amato dai lettori e dal pubblico, quanto inviso alla critica più arcigna, ai cerberi di una Grande Purezza invero im probabile. Fin dagli anni ’90 delle fortunate trasmissioni televisive (L’amore è un dardo, Pickwick, Totem) che contribuirono a divulgarne il talento, lo scrittore di Oceano mare, Seta, Mr Gwyn, Tre volte all’alba si misura con sfide che, al fondo, hanno una vena di vulgativa neppure troppo nascosta.

Ma per Baricco insegnare e imparare coincidono con il narrare, come dimostra l’approccio coltivato nella sua Scuola Holden. S’intende meglio, perciò, anche lo spirito delle Palladium Lectures ba sate sull’ostinazione delle domande: «Cerco di dare delle risposte generando altre domande, è il meccanismo che io credo sia alla base dell’insegnamento: emozionare. Fornire unicamente le ri sposte o presunte tali non è divertente, non appassiona».
E dire che una frase cult del primo Baricco suonava: «Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde».
Figurava sulla quarta di copertina del folgorante romanzo d’esordio, Castelli di rabbia (Rizzoli, 1991). Efficace viatico.

Baricco, anticipiamo qualcosa delle «Lectures». In principio era Tucidide... «Sì, attingo ai suoi libri sulla guerra del Peloponneso, combattuta per il predominio sulla Grecia tra il 431 a. C. e il 404 a. C., estrapolando le poche pagine dedicate al confronto tra gli ambasciatori Ateniesi e gli oligarchi dell’isola di Melo. I Meli vorrebbero rimanere neutrali tra Atene e Sparta. Ma gli Ateniesi non intendono consentirglielo e li incalzano con argomenti sulla “esportazione della democrazia” che anticipano ed evocano gli interventi militari dei nostri anni, per esempio quelli degli USA in Medio Oriente. Il dialogo è una sorta di piccolo film teatrale che dice molte cose sull’imperialismo, sulla pretesa che l’altro non possa ragionare con i suoi schemi e debba invece accettare i tuoi».

In «La guerra del Peloponneso» si legge il monito degli Ateniesi ai Meli: «Ché certo non vi volgerete a quel sentimen to di onore, il quale procura grandi ro vine agli uomini quando sorge in mez zo ai pericoli più evidenti e dall’esito più vergognoso».

Una minaccia. Come andò a finire, vogliamo ricordarlo? «I Meli dissero no, sebbene gli Ate niesi avessero centoventi navi e loro, fai conto, solo tre. Vennero assediati e distrutti. Allora, cos’è la giustizia? La scelta della resa per salvarsi o dei diritti che ciascuno comunque ha? Incluso, direi, il diritto di farsi governare dagli oligarchi».

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

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