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Omicidio Meredith
Si riparte dal dna
nuova perizia sul coltello
Quel coltello in casa Sollecito

FIRENZE – Il processo riparte dal dna. La Corte d’assise d’appello di Firenze ha disposto la perizia su una traccia trovata sulla lama del coltello che, secondo l'accusa, è stato usato per uccidere Meredith Kercher. La prossima udienza, il 4 ottobre, servirà ad affidare l’incarico. Nella prima udienza del nuovo appello per l’omicidio della studentessa inglese, quindi, la Corte fiorentina ha riaperto di dibattimento, recependo le indicazioni procedurali della Cassazione, che ha annullato le assoluzioni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito
Omicidio Meredith
Si riparte dal dna
nuova perizia sul coltello
Quel coltello in casa Sollecito
FIRENZE – Il processo riparte dal dna. La Corte d’assise d’appello di Firenze ha disposto la perizia su una traccia trovata sulla lama del coltello che, secondo l'accusa, è stato usato per uccidere Meredith Kercher. La prossima udienza, il 4 ottobre, servirà ad affidare l’incarico. Quello stesso giorno verrà anche ascoltato Luciano Aviello, un testimone già comparso nel procedimento a Perugia, ma poi accusato di calunnia.

Nella prima udienza del nuovo appello per l’omicidio della studentessa inglese, quindi, la Corte fiorentina ha riaperto di dibattimento, recependo le indicazioni procedurali della Cassazione, che ha annullato le assoluzioni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

La traccia di dna su cui verrà disposto l’esame scientifico finora non è stata analizzata perchè, a differenza delle altre, è stata ritenuta dai periti "in quantità non sufficiente per offrire un risultato affidabile". Ora la Corte chiede che l'accertamento venga comunque compiuto: spetterà poi ai giudici valutare la rilevanza dei risultati. Aviello è un ex collaboratore di giustizia ed è stato compagno di cella di Sollecito. Lo scopo della sua convocazione è meramente procedurale: la Cassazione ha infatti censurato la decisione della Corte d’appello di Perugia, che non lo chiamò a testimoniare di nuovo dopo che aveva ritrattato le accuse al fratello – che gli sono costate un’indagine per calunnia - indicato come autore dell’omicidio Meredith. La Corte ha anche disposto l’acquisizione di foto delle mani di Sollecito, allegate alla memoria difensiva, dalle quali si evince che si mangia le unghie, dato che la difesa ritiene rilevante riguardo la possibilità che lasci tracce di dna.

Le decisioni della Corte d’assise di Firenze sono state accolta con favore sia dai difensori degli imputati, sia dal sostituto procuratore generale. Sollecito "è rimasto soddisfatto dell’approfondimento probatorio sul coltello – ha detto il suo difensore, l’avvocato Giulia Bongiorno – perchè più si approfondisce e più emerge la verità e quindi la sua innocenza". Prima dell’inizio del processo il padre di Raffaele, Francesco, si è intrattenuto con i giornalisti: "Con Raffaele ci siamo sentiti ieri – ha spiegato – è molto preoccupato, io invece sono fiducioso". Anche il pg aveva chiesto sia la perizia sul dna sia di riascoltare Aviello, pur facendo capire che non si tratterà di contributi dirimenti per la decisione sulle responsabilità.

In aula non c'erano nè Amanda nè Raffaele. "Sollecito verrà nelle prossime udienze – ha aggiunto l’avvocato Bongiorno - Potrebbe anche rilasciare dichiarazioni spontanee".

Amanda dagli Stati Uniti ha scambiato diversi messaggi con il proprio difensore, l’avvocato Luciano Ghirga, che l’ha aggiornata sulle fasi dell’udienza. Assenti dall’aula anche i familiari di Meredith. Il padre e la madre hanno problemi di salute e la figlia, Stephanie, è rimasta con loro in Inghilterra. Hanno però spedito una lettera alla Corte, consegnata attraverso il legale di famiglia, l’avvocato Francesco Maresca: "Vogliamo disperatamente scoprire la verità e trovare giustizia per Meredith, che ci è stata portata via così brutalmente. Niente ci riporterà la nostra bella Meredith e noi la terremo sempre nei nostri cuori e nella nostra memoria, ma abbiamo bisogno di sapere che cosa accadde e lei si merita, perlomeno, la dignità della verità".

L'unico protagonista della vicenda a presentarsi è stato Patrick Lumumba, in qualità di parte civile. "Amanda penso che sia scappata perchè c'entra con la morte di Meredith. E' colpevole sennò non mi avrebbe calunniato – ha detto – Non voleva essere punita e voleva depistare le indagini. La corte di appello le ha dato la possibilità di scappare. Ma la povera Meredith merita giustizia".

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