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Contraffazioni alimentari
Aziende pugliesi: «Noi
vittime, serve più tutela»

BARI -"La nostra azienda è stata vittima sinora di un episodio di contraffazione. Abbiamo scoperto che erano stati messi in vendita sia in Italia, per la precisione in Campania, sia in Romania, alcuni lotti di bottiglie di olio extravergine di oliva che contenevano olio di semi e recavano il nostro marchio falsificato". Lo ha reso noto l’imprenditore pugliese Francesco Divella del noto pastificio Divella spa, nel corso dei lavori di un convegno che si è tenuto a Bari sul tema della lotta alla contraffazione organizzato dal Ministero dello Sviluppo economico e da Confindustria
Contraffazioni alimentari
Aziende pugliesi: «Noi
vittime, serve più tutela»
BARI -"La nostra azienda è stata vittima sinora di un episodio di contraffazione. Abbiamo scoperto che erano stati messi in vendita sia in Italia, per la precisione in Campania, sia in Romania, alcuni lotti di bottiglie di olio extravergine di oliva che contenevano olio di semi e recavano il nostro marchio falsificato". Lo ha reso noto l’imprenditore pugliese Francesco Divella del noto pastificio Divella spa, nel corso dei lavori di un convegno che si è tenuto a Bari sul tema della lotta alla contraffazione organizzato dal Ministero dello Sviluppo economico e da Confindustria.

Al momento – ha reso noto Divella – "sono in corso indagini giudiziarie per capirne la provenienza". "Il mio consiglio - ha aggiunto – è quello di reagire denunciando subito la frode per evitare che eventuali effetti nocivi sul consumatore danneggino marchio e vendite". Un’altra testimonianza è stata portata, nel corso dei lavori, da Margherita Mastromauro del pastificio Riscossa: "Nel 2004 a Hong Kong – ha raccontato - abbiamo scoperto, tramite il nostro importatore cinese, che circolavano confezioni di spaghetti Riscossa da 3 kg, quelli destinati alla ristorazione, contraffatti quasi alla perfezione nell’imballaggio. Il contenuto era però di bassa qualità perchè consisteva in spaghetti di farina e non di semola. Ci siamo rivolti all’Ice che ci ha indirizzato all’autorità cinese. Fatta le denuncia, tuttavia, nulla è accaduto".

"Perciò – ha raccontato – ci siamo dovuti difendere da soli, col nostro ingegno. Abbiamo messo sul mercato confezioni da 3 kg con pacchi di pasta da 500 gr in omaggio, pacchi che l’imitatore cinese non era di grado di confezionare. Altro grave problema da noi riscontrato è la tutela del marchio. In Cina il nostro marchio, che era stato regolarmente è stato registrato altre 3 volte e applicato ad altro genere di prodotti da soggetti cinesi. Contro questi fenomeni servirebbe avere dei presidi certi almeno sui mercati esteri più a rischio".

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