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Stipendi d’oro ai «fiduciari»

TARANTO – Il blocco delle acciaierie dei Riva è «frutto di un calcolo cervellotico in base al quale i Riva avrebbero sottratto più di 8 miliardi; questo calcolo non è stato ancora discusso davanti ad un giudice, è frutto di uno sbaglio». Lo ha detto Antonio Gozzi, presidente di Federacciai. «Anche i magistrati di Taranto possono sbagliare e hanno dato prova di grandi errori», ha sottolineato Gozzi. La presa di posizione arriva all'indomani della decisione di Riva Acciao di chiudere immediatamente sette stabilimenti e di due società di servizi e trasporti facenti capo a Riva Acciaio sparsi in tutta Italia, con la messa in libertà di circa 1.400 addetti, all’indomani del sequestro di beni mobili e immobili e di conti correnti per 916 milioni di euro eseguito dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Taranto sull'Ilva per disastro ambientale. L’azienda ha convocato per oggi i sindacati di categoria, pare prospettando problemi per il pagamento degli stipendi
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TARANTO – Il blocco delle acciaierie dei Riva è «frutto di un calcolo cervellotico in base al quale i Riva avrebbero sottratto più di 8 miliardi; questo calcolo non è stato ancora discusso davanti ad un giudice, è frutto di uno sbaglio». Lo ha detto Antonio Gozzi, presidente di Federacciai. «Anche i magistrati di Taranto possono sbagliare e hanno dato prova di grandi errori», ha sottolineato Gozzi.

"Non c'e nessuna rappresaglia" da parte dei Riva "ma l’impossibilità di proseguire senza poter disporre dei mezzi di pagamento. Un provvedimento del genere rischia di portare le aziende dei Riva al fallimento". Per Gozzi bisogna "reintervenire sul provvedimento della magistratura: o si torna indietro o le aziende sono nell’impossibilità gestionale". Altra possibile strada "un intervento del legislatore".

La presa di posizione arriva all'indomani della decisione di Riva Acciao di chiudere immediatamente sette stabilimenti e di due società di servizi e trasporti facenti capo a Riva Acciaio sparsi in tutta Italia, con la messa in libertà di circa 1.400 addetti, all’indomani del sequestro di beni mobili e immobili e di conti correnti per 916 milioni di euro eseguito dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Taranto sull'Ilva per disastro ambientale.

Gli stabilimenti interessati sono quelli di Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero e Cerveno in provincia di Brescia, Annone Brianza (Lecco) e le società sono Riva Energia e Muzzana Trasporti. Attività, sottolinea il gruppo Riva in una nota, che "non rientrano nel perimetro gestionale dell’Ilva e non hanno quindi alcun legame con le vicende giudiziarie che hanno interessato lo stabilimento Ilva di Taranto". Decisione "purtroppo necessaria", è scritto nella nota, che è stata comunicata al custode dei beni sequestrati, Mario Tagarelli, e "illustratà ai sindacati.

Con il provvedimento del gip di Taranto Patrizia Todisco, datato 17 luglio e che estende il decreto del 22 maggio di sequestro preventivo di beni per equivalente fino alla concorrenza di 8,1 miliardi di euro, "vengono sottratti - sostiene il gruppo – a Riva Acciaio i cespiti aziendali, tra cui gli stabilimenti produttivi, e vengono sequestrati i saldi attivi di conto corrente e si attua di conseguenza il blocco delle attività bancarie, impedendo il normale ciclo di pagamenti aziendali", facendo sì che "non esistano più le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività". Di conseguenza, l’attività negli stabilimenti viene sospesa, gli impianti messi in sicurezza e i lavoratori posti in libertà, ad esclusione degli addetti alla messa in sicurezza, conservazione e guardiania degli stabilimenti e dei beni aziendali. Il decreto del gip del 22 maggio scorso escludeva già la possibilità di sequestrare i beni "strettamente indispensabili all’esercizio dell’attività produttiva nello stabilimento siderurgico tarantino".

L'annuncio del gruppo Riva ha provocato reazioni durissime, sia pure di tenore diverso, da parte di sindacati, lavoratori ma anche di politici, amministratori locali ed organizzazioni imprenditoriali. Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha subito convocato una riunione ristretta al dicastero per esaminare la situazione. E mentre i dipendenti di Lesegno (250) manifestavano davanti allo stabilimento, il segretario nazionale della Uilm Mario Ghini sottolineava che "ancora una volta le iniziative disposte dagli uffici del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Taranto determinano una ripercussione negativa sulla produzione siderurgica nazionale e sugli approvvigionamenti d’acciaio utili alle imprese manifatturiere italiane ed estere".

"Diffidiamo l'azienda a mettere in libertà il personale, ma la procura configuri il provvedimento affinchè vi sia continuità produttiva" ha dichiarato il segretario nazionale Fim Cisl Marco Bentivogli.

"Un atto di drammatizzazione inaccettabile perchè scarica sui dipendenti responsabilità non loro" definisce la decisione dei Riva il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini, che chiede al governo di convocare con urgenza un incontro e di commissariare "come previsto dal decreto Ilva" tutte le società controllate dal gruppo, comprese Riva Acciai e Riva Fire, per garantire l’occupazione e la continuità produttiva.

Di "accanimento giudiziario senza precedenti" ha parlato il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, mentre il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ritiene che il provvedimento del magistrato 'dà idea di un Paese ridicolò e il governatore del Piemonte, Roberto Cota, sostiene che "qualcuno rema nella direzione contraria senza accorgersi di danneggiare il sistema". Non è dello stesso avviso il leader dei Verdi, Angelo Bonelli. "A Taranto non c'è nessuna follia giudiziaria. Chi ha fatto profitti sulla salute e sulla vita dei cittadini di Taranto - dice – deve pagare sia dal punto di vista giudiziario che da quello economico".

FIM: DIFFIDIAMO AZIENDA A METTERE IN LIBERTA' LAVORATORI
"Diffidiamo l’azienda a mettere in libertà il personale, ma la procura configuri il provvedimento affinchè vi sia continuità produttiva". Lo afferma in una nota il Segretario nazionale Fim Cisl Marco Bentivogli.

"All’indomani del provvedimento di confisca dei beni riferiti alla famiglia Riva e alle società da esse controllate siamo di fronte – afferma Bentivogli – ad un ennesimo epilogo inaccettabile: l’azienda ci ha appena comunicato dell’impossibilità di poter dar continuità produttiva e lavorativa e sta predisponendo in tutti gli stabilimenti di Riva forni elettrici, ex Riva acciaio, la 'messa in liberta" immediata di tutto il personale".

La Fim Cisl ritiene che questo "è l’ennesimo epilogo, di cui a farne le spese sono i lavoratori. Diffidiamo l’azienda ad avviare la messa libertà dei lavoratori e la invitiamo a ricorrere immediatamente all’utilizzo degli ammortizzatori sociali, invitiamo altresì la procura in tempi rapidi, a scorporare dal provvedimento di confisca tutto ciò che impedisce la normale prosecuzione dell’attività produttiva e lavorativa. Non accetteremo questa ennesima beffa ai danni dei lavoratori che non hanno nessuna responsabilità".

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