Cerca

Io lavoro per te, tu per me Scambio di manodopera nei campi per frenare la crisi

di MASSIMO BRANCATI 
POTENZA - Sopravvivono aggrappandosi a una tradizionale forma di collaborazione occasionale, quasi sempre a titolo gratuito. Intese familiari, amicali, scambio di manodopera, veri e propri hobby festivi, spesso per poche ore giornaliere, nei periodi della vendemmia, della raccolta delle olive e delle potature. Si tratta di piccolissime attività agricole della Basilicata nelle quali la frazionata ed atipica proprietà terriera non è mai riuscita in passato, ancora meno oggi, a garantire un effettivo utile aziendale, per la loro scarsa redditività
Io lavoro per te, tu per me Scambio di manodopera nei campi per frenare la crisi
di MASSIMO BRANCATI 
Sopravvivono aggrappandosi a una tradizionale forma di collaborazione occasionale, quasi sempre a titolo gratuito. Intese familiari, amicali, scambio di manodopera, veri e propri hobby festivi, spesso per poche ore giornaliere, nei periodi della vendemmia, della raccolta delle olive e delle potature. Si tratta di piccolissime attività agricole della Basilicata nelle quali la frazionata ed atipica proprietà terriera non è mai riuscita in passato, ancora meno oggi, a garantire un effettivo utile aziendale, per la loro scarsa redditività.

«Oggi, ancor peggio di ieri - dice Giovanni Miele, agricoltore di Melfi, proprietario di un vigneto - non riusciamo più nemmeno a coprire le spese fisse che annualmente gravano sugli appezzamenti». Nelle difficoltà ci si aiuta a vicenda. Mimmo Corona, di Candela, che ha un vigneto a pochi chilometri da quello di Miele, ha stretto un «patto» di solidarietà con il suo collega: nel periodo della vendemmia l’uno scende in campo per l’altro, accompagnato dai più stretti collaboratori. «Sì - dicono Miele e Corona - lavoriamo insieme prima in un vigneto e poi nell’altro. Senza chiedere nulla in cambio, ma solo per darci una mano reciprocamente. In questo periodo di crisi acuta se non facciamo così è la fine». Nelle rispettive «squadre» di aiutanti figurano molti pensionati, un particolare che rischia di creare qualche problema dal punto di vista burocratico. Questa forma di collaborazione volontaria spesso viene scambiata per «lavoro nero». Non a caso - spiegano Miele e Corona - molti pensionati hanno rinunciato a dare una mano alle microaziende in continua crisi. «È un danno per tutto il sistema. Soprattutto quando si parla di potature. Si tratta - aggiungono - di un’operazione colturale di particolare professionalità, che in campagna sanno fare in pochi e non certamente i giovani, impegnati in altri settori produttivi. Se non ci sono i nostri anziani a intervenire si andrà incontro al completo abbandono delle piante da potare». Il confine tra la collaborazione volontaria e il lavoro nero è molto flebile. Con i continui controlli anti-caporalato fioccheranno i verbali degli ispettori: «E questo - dicono Miele e Corona - potrebbe determinare la fine delle microaziende familiari, con l’incoltura degli appezzamenti. Ma forse non tutti sanno, neppure gli ispettori del lavoro, che la legge ci consente di scambiare manodopera». «Parlando di coltivatore diretto - spiega Miele - la normativa dice che è colui che si dedica abitualmente alla manuale coltivazione del fondo e/o all'allevamento del bestiame, coprendo almeno un terzo del fabbisogno lavorativo aziendale, quantificato in 104 giornate annue. Per realizzare lo scambio di manodopera non è tuttavia necessario che l'impegno lavorativo complessivo raggiunga le 104 giornate. A giustificazione della deroga alle norme sul collocamento, che altrimenti imporrebbero l'obbligo di assumere il vicino con un formale contratto di lavoro - conclude l’agricoltore lucano - la dottrina giuridica e la pratica agricola tengono conto che alcune lavorazioni (fienagione, mietitura, trebbiatura, vendemmia e via dicendo), dovendo essere eseguite in un breve tratto di tempo, richiedono un apporto operativo superiore a quello di cui dispone normalmente il coltivatore. Avviene, quindi, che la manodopera integrativa sia fornita, per le imprese agricole familiari, dai vicini, con il solo impegno di ricambiarla».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400