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Ilva: via gara acquisto
Pool Italia e Corea in lizza

ROMA - L’iter che porterà ad una soluzione definitiva della vicenda Ilva entra nel vivo. Mentre alla Camera è approdato oggi in aula il decreto del governo, è ufficialmente partito anche il count down per presentare le manifestazioni di interesse per rilevare l’azienda in amministrazione straordinaria.
Secondo quanto previsto dal bando pubblicato nei giorni scorsi, le imprese e le cordate interessate ad acquistare o anche solo ad affittare l’Ilva hanno a disposizione un mese di tempo - dal 10 gennaio al 10 febbraio - per farsi avanti. Ammesse a partecipare sono «imprese individuali o in forma societaria di qualsiasi nazionalità», sia singolarmente sia in "cordata». Una volta presentata la propria manifestazione di interesse i candidati avranno accesso alle informazioni rilevanti ai fini della valutazione dell’Operazione per poi dare avvio alla due diligence e arrivare a una conclusione entro il 30 giugno.


Per quanto i tecnici del Mise frenino sulle varie ipotesi, sottolineando che i tempi non sono ancora maturi per individuare i possibili acquirenti, le voci circolate finora puntano soprattutto sulla cessione di Ilva ai coreani di Posco o a un pool di imprenditori italiani. Questa seconda ipotesi vedrebbe in lizza un’alleanza fra Cassa Depositi e Prestiti e una cordata siderurgica tutta italiana (si parla di Marcegaglia e Arvedi, ma anche di Eusider e Trasteel a cui potrebbe aggiungersi il gruppo Pir che fa capo alla famiglia Ottolenghi), con l’obiettivo successivo di affidare eventualmente la guida dell’Ilva a una figura forte, che potrebbe essere individuata in Paolo Scaroni.


Per quanto riguarda invece l’iter parlamentare della vicenda Ilva, dopo che la settimana scorsa le commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera hanno approvato il testo del decreto introducendo una serie di emendamenti, il dl è ora approdato all’esame dell’Aula della Camera. Oggi è partita la discussione generale sul provvedimento, mentre da domani avranno inizio le votazioni sul testo.


Sul futuro dell’Ilva pende però la spada di Damocle di Bruxelles. Appare infatti ormai quasi scontato che la Commissione Ue apra un’indagine formale nei confronti dell’Italia per verificare se gli interventi previsti dalla legge 'Salva-Ilvà siano in contrasto con le norme europee che vietano gli aiuti di Stato. Ma proprio nei giorni scorsi il premier Renzi ha comunque fatto capire che il governo intende tirare dritto sul risanamento del colosso dell’acciaio, nonostante gli ostacoli che potrebbero arrivare a livello europeo.

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