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Espropri sbagliati
Università Basilicata
rischia il dissesto

di MASSIMO BRANCATI
POTENZA - L'Università della Basilicata è a rischio dissesto economico. Non per cattiva gestione o consistente mancanza di fondi, ma in seguito ad un risarcimento milionario relativo all’esproprio dei terreni, sui quali è stato costruito il polo di Macchia Romana, che il tribunale di Potenza ha ritenuto irregolare. Ad accendere i riflettori su ciò che sta accadendo ci ha pensato il sito web Blogallo. Tutta colpa della mancanza di un parere geologico senza il quale né l'esproprio, né i lavori avrebbero potuto avere inizio. La cifra totale degli oltre venti risarcimenti richiesti dai proprietari terrieri (per circa 200 mila metri quadrati di suolo sui 275 mila occupati) si aggirerebbe attorno ai 28 milioni di euro. Ammontare che metterebbe in ginocchio qualunque azienda o ente
Espropri sbagliati
Università Basilicata
rischia il dissesto
di Massimo Brancati

POTENZA - L'Università della Basilicata è a rischio dissesto economico. Non per cattiva gestione o consistente mancanza di fondi, ma in seguito ad un risarcimento milionario relativo all’esproprio dei terreni, sui quali è stato costruito il polo di Macchia Romana, che il tribunale di Potenza ha ritenuto irregolare. Ad accendere i riflettori su ciò che sta accadendo ci ha pensato il sito web Blogallo. Tutta colpa della mancanza di un parere geologico senza il quale né l'esproprio, né i lavori avrebbero potuto avere inizio.

La cifra totale degli oltre venti risarcimenti richiesti dai proprietari terrieri (per circa 200 mila metri quadrati di suolo sui 275 mila occupati) si aggirerebbe attorno ai 28 milioni di euro. Ammontare che metterebbe in ginocchio qualunque azienda o ente. Dopo un balletto di competenze fra la Corte di Appello di Potenza e di Roma, le prime quattro sentenze del Got (Giudice Onorario) al quale il tribunale potentino ha affidato il contenzioso, sono di marzo scorso. Soltanto in una è previsto che l'Unibas risarcisca 6 milioni e 172 mila euro all'ex proprietario di un'area di 42.125 metri quadrati. Un affare, se si considera che nel 1991, quando c’è stato l’esproprio, il valore del terreno era di almeno tre volte inferiore a quello stimato oggi tra rivalutazione, interessi e danni vari.

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