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Lecce, alta tensione
in ateneo: sindacalista
finisce all’ospedale

di TONIO TONDO
LECCE - Scintille in Ateneo. Una lite furibonda ha mandato in ospedale il dirigente della Uil Tiziano Margiotta (nella foto), che ha raccontato di essere stato aggredito dal responsabile Antonio De Vitis. «Mi ha preso alle spalle e mi ha strattonato con durezza», ha spiegato Margiotta, al quale i medici hanno assegnato una prognosi di cinque giorni. Prosegue, intanto, il confronto a tutto campo fra i tre canidati alla carica di rettore
Lecce, alta tensione
in ateneo: sindacalista
finisce all’ospedale
di Tonio Tondo

LECCE - Tensione e momenti di paura ieri attorno alle 13.30 negli uffici della ripartizione tecnica dell’ateneo al Principe Umberto. Il dirigente della Uil e dipendente dell’ufficio, Tiziano Margiotta, si è sentito male nel corso di una discussione animata con il responsabile, Antonio De Vitis. E’ scattata l’emergenza ed è intervenuta un’autoambulanza del 118 che ha trasportato Margiotta al «Vito Fazzi». L’esponente sindacale è stato sottoposto ad accertamenti neurocardiologici. Alle 16 l’allarme è rientrato e il segretario della Uil Rua ha fatto ritorno alla sua abitazione.

«Ti ho messo in cura da De Vitis», disse Miccolis a Tiziano Margiotta all’inizio del 2012. Il sindacalista della Uil questa frase l’ha ricordata, ieri alle 13.25, quando «il sangue mi è andato al cervello, e non ce l’ho fatta più e sono crollato». Eppure Margiotta, 51 anni, due figli, è un tipo tosto, in grado di tener testa ai vertici del potere accademico. «Mi ha preso alle spalle, mi ha messo le mani addosso e strattonato con durezza - rivela all’uscita dal Pronto soccorso - e lo ha fatto al termine di una giornata difficilissima, uno stillicidio cominciato alle 10 e andato avanti a ondate».

In 10 anni di militanza, mai un giorno di malattia, mai un certificato medico. Un orgoglio per il sindacalista. Neanche durante gli scontri più aspri. All’ex direttore Miccolis, che lo pressava, lusingava e minacciava, ha tenuto testa con vigore. Ieri, però, il sindacalista della Uil ha ceduto di fronte a De Vitis, 62 anni, aspirante dirigente, fedelissimo di Laforgia. «Cosa penseranno i miei colleghi di lavoro? Io devo dare coraggio agli altri e non cedere così», riflette Margiotta, leggendo il certificato del medico che gli prescrive cinque giorni di prognosi. «Vorrei tornare al lavoro domani (oggi, ndr) e non tra cinque giorni».

Una questione di permessi e di cartellini da vidimare, la causa della crescente tensione. Negli ultimi giorni Margiotta ha avvertito «stati d’ansia e frustrazione deprimente». Ieri mattina - questa la ricostruzione del dirigente della Uil - alle 10 prima, e poi in momenti successivi a più riprese, De Vitis avrebbe avuto comportamenti particolarmente insistenti e pressanti. «Mi ha detto che devo telefonare a lui per comunicare la richiesta di permesso, non è sufficiente telefonare in ufficio». Margiotta negli ultimi due giorni in ufficio è arrivato alle 10 perché aveva appuntamento con il medico di famiglia. «Ho fatto diverse telefonate, anche al suo numero dell’ufficio, poi ha risposto una collega che ha trasmesso una mail al responsabile dell’’ufficio». Sembra che questo non sia stato considerato un adempimento sufficiente. Ma non è solo questione di permessi e cartellini.

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