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«Le ore di sostegno
non vanno ridotte»
Tar dà ragione a famiglie

FOGGIA - Il Tar di Bari ha accolto il ricorso presentato da 84 genitori (ovvero 42 coppie, una delle quali costituita da affidatari, residenti a Manfredonia e in altri comuni della Capitanata), tutti esercenti la potestà di minori, contro il Miur - ufficio scolastico regionale, per l’annullamento delle disposizioni relative all’assegnazione ridotta delle ore di sostegno, nonché per l’annullamento di atti ostativi del “legittimo computo delle ore di sostegno rispettivamente assegnate agli istituti scolastici
«Le ore di sostegno
non vanno ridotte»
Tar dà ragione a famiglie
Il Tar di Bari ha accolto il ricorso presentato da 84 genitori (ovvero 42 coppie, una delle quali costituita da affidatari, residenti a Manfredonia e in altri comuni della Capitanata), tutti esercenti la potestà di minori, contro il Miur - ufficio scolastico regionale, per l’annullamento delle disposizioni relative all’assegnazione ridotta delle ore di sostegno, nonché per l’annullamento di atti ostativi del “legittimo computo delle ore di sostegno rispettivamente assegnate agli istituti scolastici. Le richieste erano accompagnate dalle diagnosi di diversi gradi di disabilità atte al riconoscimento del sostegno.

IL RICORSO - I ricorrenti, rappresentati e difesi dagli avvocati Tommaso De Grandis e Gianfranco Marzocco, hanno dichiarato che l’amministrazione scolastica (ed in particolare i dirigenti degli istituti presso cui sono iscritti i minori), con gli atti di assegnazione degli insegnanti di sostegno, avrebbe indebitamente operato un’asse gnazione inadeguata dell’imprescindibile ausilio didattico richiesto dalle patologie riscontrate e dalle diagnosi funzionali” che davano compiutamente conto delle ore necessarie per ogni alunno, “ben superiori a quelle - hanno sostenuto - assegnate: in misura notevolmente ridotta, anche sino alla metà.

IL TAR REGIONALE - Il tribunale amministrativo regionale ha ritenuto “fondato” il ricorso riconoscendo “l’affermazione del diritto al sostegno e all’assistenza scolastica del disabile come diritto fondamentale della persona costituisce affermazione generale e di principio, che necessita di ricevere un concreto contenuto in relazione alla specifica fattispecie”. Nel contempo ha chiarito che “il contenuto della prestazione di sostegno o assistenziale non deve essere determinato e specificato né dai genitori esercenti la potestà sul disabile, nè tanto meno dall’amministrazione scolastica, bensì esclusivamente ed unicamente dalla Asl, organo tecnico competente e in grado, quindi, di attribuire al diritto il concreto contenuto rapportato alle esigenze del disabile”. L'amministrazione, dunque, “non dispone in proposito di discrezionalità alcuna, essendo tenuta ad erogare esattamente al minore il livello di intervento terapeutico e assistenziale indicato dalla Azienda sanitaria locale, configurandosi come secondario e recessivo ogni altro interesse antagonista, ivi compresa l’esigenza di contenimento di spesa o di non disponibilità finanziaria”.

ANNULLATI GLI ATTI - L'annullamento degli atti impugnati comporta il travolgimento di tutti gli atti adottati dai Dirigenti d’istituto, ivi compresi i piani educativi individuali (PEI) nella parte in cui prevedono un numero di ore inferiore a quello ritenuto necessario dalle diagnosi funzionali. [a.m.v.]

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