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Sotto i mari di Puglia tanto gas come in Texas

di NICOLÒ CARNIMEO
Nell’Adriatico meridionale e nello Jonio ci sono enormi giacimenti di gas, ormai è certo, recenti prospezioni lo hanno dimostrato con chiara evidenza, si tratta delle riserve europee attualmente più ricche e meno sfruttate. Per fare un esempio facile, la Puglia è ricca di idrocarburi quanto il Texas, solo che queste risorse si trovano principalmente in mare, e devono essere estratte o meglio “coltivate”, così come si dice in gergo tecnico, da grandi piattaforme off shore
Sotto i mari di Puglia tanto gas come in Texas
di NICOLÒ CARNIMEO

Nell’Adriatico meridionale e nello Jonio ci sono enormi giacimenti di gas, ormai è certo, recenti prospezioni lo hanno dimostrato con chiara evidenza, si tratta delle riserve europee attualmente più ricche e meno sfruttate. Per fare un esempio facile, la Puglia è ricca di idrocarburi quanto il Texas, solo che queste risorse si trovano principalmente in mare, e devono essere estratte o meglio “coltivate”, così come si dice in gergo tecnico, da grandi piattaforme off shore.

Non è questa la sede prendere alcuna posizione, pro o contro, o parlare dell’ opportunità o meno di queste iniziative che hanno un impatto molto forte sull’opinione pubblica, ma semplicemente cercare di delineare lo scenario reale, e capire qual’è lo stato dell’arte nella coltivazione di idrocarburi nei mari della Puglia. E, soprattutto, se e come il gas pugliese possa divenire o meno una opportunità. Dalla nostra indagine emerge che oggi il nodo principale (che si dovrebbe affrontare con urgenza) è piuttosto legato alle royalties, ovvero alle possibili compensazioni economiche sul nostro territorio, nel caso ormai assai probabile che si dia inizio alle attività estrattive. Più che puntare l’indice solo sulle compagnie petrolifere, bisogna comprendere che l’attività decisionale su quanto sta accadendo si svolge altrove e parte dall’Europa. La scelta di sfruttare le riserve di gas nel Mediterraneo, così come si fa già da molto tempo nel mar del Nord è, infatti, prima di tutto europea e poi nazionale. Certo, Bruxelles punta sulle rinnovabili, da quanta promozione se ne fa sembra che l’energia da produrre da ora in poi debba essere - o sarà - tutta verde, ma al palazzo di vetro c’è uguale consapevolezza che le sole rinnovabili non possono bastare al nostro fabbisogno attuale e che l’Europa debba comunque tenere in buon conto un pezzo importante e monolitico della sua industria, che piaccia o no le imprese petrolifere europee rappresentano il 52% della produzione mondiale di idrocarburi. Quanto al fabbisogno nazionale, l’Italia importa combustibili fossili in tale quantità che la bilancia energetica nazionale è in negativo per 62 miliardi di euro sino al 2012, ed è una voce che pesa in modo determinante non solo sull’economia nazionale, ma anche sul costo dell’energia per le imprese e le famiglie. Il gas lo importiamo quasi totalmente.

E costa molto caro. I magnati russi della Gazprom non sono ricchi per caso. Per questo l’Europa già da tempo ha deciso che oltre alle riserve di idrocarburi del mar del Nord bisogna incrementare la produzione di quelle mediterranee dove sono già attive centinaia di piattaforme off shore. Come si diceva, recenti prospezioni hanno dimostrato che i giacimenti di gas più ricchi di trovano proprio al largo dell’Adriatico e dello Jonio meridionale dove esistono ampie aree che sono state già date in concessione. Non è un fenomeno nuovo perché, seppure la generalità ne abbia poca consapevolezza, gli idrocarburi si coltivano già da molto tempo, specialmente nell’Adriatico del nord e centrale. Per l’off shore italiano dove sono state localizzate apposite zone per la prospezione, la ricerca e l’estrazione, al 31 dicembre 2012 erano presenti 722 pozzi attivi di cui 396 in produzione e 335 a gas e 61 ad olio e 312 potenzialmente produttivi ma non eroganti. Le concessioni di coltivazione totali sono in tutto 66. Sulla base di queste considerazioni è stato redatto il documento di Strategia Energetica Nazionale (SEN) sino al 2020 nel quale si stima di raddoppiare l'attuale produzione annuale italiana, sia di gas che di olio, portando dal 7% al 14% il contributo al fabbisogno energetico totale. Come si legge nel piano “si vogliono così mobilitare investimenti per circa 15 miliardi di euro con l’obiettivo di ottenere un risparmio sulla fattura energetica per circa 5 miliardi a beneficio di tutti i cittadini”. E per far questo le concessioni in Adriatico e Jonio sono strategiche, tanto che è stato realizzato un imponente impianto normativo per poter adeguatamente realizzare l’iniziativa, individuando le zone ed eliminando i vincoli che ne impedivano l’attuazione. Con i decreti detti “sviluppo” e “crescita” di Monti sono stati sbloccati ben 3,5 miliardi di investimenti per le prospezioni e ricerca di idrocarburi, ripetiamo per gran parte gas e una limitata quantità di olio nei nostri mari. ...

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

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