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Fondi Ue, il Sud dimenticato

Fondi Ue, il Sud dimenticato

Stazione Fs di Bari

di ANDREA DEL MONACO*

Il Governo ha provato a smentire i dati Eurostat: purtroppo l'Italia cresce nel 2015 meno degli altri paesi europei. L'Italia cresce poco perché non ha ridotto il divario Nord-Sud. Senza investimenti nel Mezzogiorno su infrastrutture, sistema produttivo e ricerca, il divario Nord-Sud non si riduce. La Germania cresce perché, dopo l'unificazione nel 1989, ha integrato il suo Mezzogiorno, l'ex Germania Est. Al contrario l'Italia ha dimenticato il suo Mezzogiorno negli ultimi 20 anni e il divario Nord-Sud è aumentato. Il governo ha inaugurato la variante di valico dell'A1 ma non è interessato al completamento della dorsale ferroviaria Napoli-Bari-Lecce-Taranto. Il premier si è speso abbondantemente per l'Expo a Milano ma ha disertato la Fiera del Levante Bari. Ad agosto 2015 Renzi ha annunciato un Masterplan per il Sud per settembre. A novembre il Governo ha pubblicato un generico documento dal titolo Masterplan: in esso si ipotizzano singoli accordi per singole misure del Governo con le singole regioni meridionali e le singole città Metropolitane.

Insomma il Governo nazionale sembra dire a regioni e città meridionali: «Io, Governo, contratto con voi singole città e singole regioni i piccoli progetti su cui vi concedo i soldi. Ma dimenticatevi una politica complessiva del Governo per il Meridione».

Al contrario manca ciò che è necessario: un progetto sul sistema produttivo e infrastrutturale meridionale, capace di mettere a sistema infrastrutture e sistemi produttivi regionali. Nel Governo è assente una visione (e la programmazione conseguente di opere) che leghi la stazione ferroviaria di Bari a quella di Reggio Calabria, il porto di Taranto a quello di Gioia Tauro.

Primo termometro di tale lacuna è l'assenza di un Ministro per la Coesione Territoriale, un Ministro che abbia la delega sulla programmazione dei Fondi UE, il 70 % dei quali è destinato al Sud. Altro termometro di tale lacuna è l'inesattezza delle dichiarazioni del Governo sui fondi UE che il Governo stesso monitora.

De Vincenti: abbiamo assorbito le risorse UE 2007-2013, perderemo alla peggio 1 miliardo. Inesatto: avanzano 12 miliardi e rischiamo di perdere 7 miliardi UE Il 9 gennaio Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha rilasciato al Corriere della Sera (pagina 8) un'intervista a Lorenzo Salvia. Secondo De Vincenti sulla spesa dei fondi UE del ciclo 2007-2013 «abbiamo sostanzialmente raggiunto l'obiettivo di assorbimento delle risorse, stimiamo un rischio residuo non superiore al 2-2,5%. Insomma alla peggio potrebbe restare fuori un miliardo». Non è così: per verificare è sufficiente leggere il file «Dotazione finanziaria complessiva e spesa certificata alla UE» aggiornato al 31 ottobre 2015, pubblicato sul sito dell'Agenzia per la Coesione Territoriale il 23 dicembre; è sufficiente cliccare http://www.opencoesione.gov.it/spesa-certificata/.

Il sito è della Presidenza del Consiglio dei Ministri di cui De Vincenti è Sottosegretario. Qualora De Vincenti avesse letto il file sarebbe stato più preciso e meno ottimista. Qualora Salvia avesse visionato il file avrebbe potuto eccepire i dati forniti da De Vincenti: in primis la dotazione complessiva FSE-FESR è 46,67 miliardi, non 45 miliardi come scrive Salvia; è la somma che fa il totale diceva il grande Totò.

Vediamo con precisione. I Fondi Europei sono tre: il FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), il FSE (Fondo Sociale Europeo), il FEASR (Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale). I tre fondi cofinanziano i Programmi Operativi Regionali (POR) e i Programmi Operativi Nazionali (PON). Al 31 ottobre 2015 avanzano 12,6 miliardi di euro così suddivisi: a) i rimanenti 10,8 miliardi dei programmi nazionali e regionali cofinanziati dal FESR e dal FSE. Attenzione: quando De Vincenti dice abbiamo assorbito quasi tutto, potrebbe restare fuori 1 miliardo, si riferisce al residuo FSE-FESR. Secondo l'ottimismo di De Vincenti avremmo dovuto certificare la spesa di quasi 10,8 miliardi a novembre e dicembre 2015: è improbabile; poichè non siamo stati capaci in due anni di spendere 10,8 miliardi, come è possibile spendere lo stesso importo in due mesi? Inoltre al 31 ottobre 2015 avanzavano ancora 1,8 miliardi di euro dei piani regionali cofinanziati dal FEASR. Complessivamente i 12,6 miliardi avanzati al 31 ottobre avrebbero dovuti essere spesi e certificati entro il dicembre 2015.

Sud: 9,3 miliardi non spesi. 843 milioni a gestione diretta di Michele Emiliano, 319 milioni a gestione diretta di Pittella. Dei 12,6 miliardi avanzati in Italia, 9,3 miliardi devono essere spesi in Campania, Puglia, Sicilia, Calabria e Basilicata (sommando i programmi del Governo e delle Regioni): 1 miliardo di programmi FEASR e 8,3 miliardi di programmi FSE-FESR. Quanto in Puglia di questi 9,3 miliardi? Il presidente Michele Emiliano avrebbe dovuto spendere a novembre-dicembre esattamente 843 milioni.
Vediamo con esattezza i residui dei programmi gestiti direttamente dalla Regione Puglia: 464 milioni del programma FESR, 157 milioni del programma FSE e 221 milioni del piano FEASR. Quanto in Basilicata? Nel novembre-dicembre 2015 il presidente Pittella avrebbe dovuto spendere esattamente 319 milioni. Vediamo con esattezza i residui dei programmi gestiti direttamente dalla Regione Basilicata: 138 milioni del programma FESR, 49 milioni del programma FSE e 131 milioni del piano FEASR. Ma non è finita qui: avanzano 2,69 miliardi dei Programmi del Governo al Sud.

Tanti progetti avrebbero dovuto essere conclusi con fondi UE entro dicembre 2015. Saranno saranno conclusi con soldi italiani o si bloccheranno?No. Per completare i progetti le Regioni e i Ministeri competenti useranno i soldi dei Programmi di Azione e Coesione Complementari della programmazione 2014-2020: sono i 7,4 miliardi derivati dal dimezzamento del cofinanziamento nazionale ai programmi 2014-2020 di Campania, Calabria e Sicilia.

Occorre ricordare che Puglia e Basilicata sventarono il dimezzamento del cofinanziamento nazionale proposto dal Governo Renzi. Nel luglio 2014 la Puglia inviò alla Commissione Europea direttamente un POR che prevedeva un cofinanziamento al 50% mettendo il Governo di fronte al fatto compiuto. Torniamo ai 7,4 miliardi del cofinanziamento tagliato a Campania, Calabria e Sicilia. L'allora

Sottosegretario ( oggi Ministro) Graziano Delrio si impegnò a mantenere il vincolo territoriale per la spesa di quei 7,4 miliardi nelle tre Regioni. Finora il Ministro Delrio aveva mantenuto la parola: il problema è che il comma 465 della Legge di Stabilità scippa questi 7,4 miliardi alle tre regioni. Infatti Campania, Sicilia e Calabria erano titolari dei Programmi di Azione e Coesione del valore di 7,4 miliardi: ma sia i Ministeri sia le altre Regioni (Lombardia o Lazio per esempio) potranno usare quei 7,4 miliardi per completare i progetti finanziati dai fondi europei che avrebbero dovuto essere spesi entro il 2015. Si prevede solo una remota clausola di salvataggio: i soldi campani, calabresi e siciliani, usati per finire progetti fuori Campania, Calabria e Sicilia (ovvero progetti non compresi dai Programmi Complementari) saranno rimessi dal CIPE sulla dotazione del Fondo di Sviluppo e Coesione 2014-2020 per le annualità 2017 e seguenti. Come si vede nulla per il 2016.

31 marzo 2017: nuovo termine per concludere i progetti con i soldi italiani. Se non ce la facciamo perdiamo 7 miliardi UEI progetti non conclusi con i soldi europei entro il 31 dicembre 2015 devono obbligatoriamente essere terminati con soldi italiani entro il 31 marzo 2017: altrimenti perdiamo e restituiamo a Bruxelles l’intero contributo europeo di cui tali interventi hanno usufruito nel periodo 2007-2013. Che significa? Dei 12,6 miliardi non spesi, 7,5 miliardi sono europei: se non concludiamo i progetti relativi a quei 12,6 miliardi entro marzo 2017, perdiamo i 7,5 miliardi di contributo UE. Semplice. Per esempio in Campania ci sono 10 progetti importanti cofinanziati dal FESR la cui dotazione complessiva è 1316 milioni: la Campania ha speso solo 1,73 milioni secondo i dati aggiornati al 31 agosto 2015. Qualora quei progetti non venissero conclusi entro il 31 marzo 2017 la Campania rischia di restituire 867 milioni a Bruxelles.

* esperto di Fondi Europei

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