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Altri dodici mesi

Ilva, proroga contratti solidarietà
ci sono 3519 esuberi temporanei

Esposto dipendenti, violata privacy

TARANTO - Sono 3510 gli esuberi temporanei indicati dall’Ilva ai sindacati durante l’incontro odierno, che si tiene nello stabilimento di Taranto, relativo all’avvio della consultazione per la proroga dei contratti solidarietà. Nello specifico: 1713 nell’area Laminazione e tubifici, 975 nell’Area Servizi, Staff e Manutenzioni e 831 nell’area fusoria. La fermata potrà essere totale o completa, sia pure per periodi parziali, per tutti gli altri reparti alimentati dalle produzioni area a caldo dello stabilimento di Taranto.

Il provvedimento farà data dal 3 marzo e avrà la durata di 12 mesi. Sarà interessata, nella ripartizione delle ore lavorative, una platea di 11.033 lavoratori. Lo scorso anno fu concordato un numero massimo di 4.074 unità.

Alla riunione odierna partecipano il responsabile delle relazioni istituzionali Domenico Liurgo e i segretari di Fim, Fiom, Uilm e Usb. L’azienda ha ricordato che l’assetto di marcia è dettato dalla fermata degli impianti imposta dalle prescrizioni Aia e dalla crisi di mercato. La produzione giornaliera sarà di circa 17mila tonnellate al giorno di acciaio rispetto alle 30mila tonnellate al giorno producibili in pieno assetto produttivo. «Ciò - spiega l’azienda nel documento consegnato ai sindacati - porterà inevitabilmente a una ridotta alimentazione dei reparti a monte e a valle dello stabilimento di Taranto e delle altre unità produttive».

L’Ilva si pone per il 2016 l'obiettivo di incrementare la produzione a sei milioni di tonnellate d’acciaio nello stabilimento di Taranto. Lo si apprende da fonti sindacali. La produzione nel 2015 è stata di quattro milioni e 837mila tonnellate di bramme di acciaio contro i 6,349 milioni di tonnellate del 2014, mentre nel 2013 erano state 5,784 milioni, nel 2012 (anno del sequestro dell’area a caldo) 8,338 milioni e nel 20118,515 milioni.

«Le riduzioni dettate dalla profonda e grave crisi economica, produttiva e finanziaria - sottolinea l’azienda nel documento fornito ai sindacati - hanno progressivamente interessato, dopo gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure ove sono in essere i contratti di solidarietà, anche il ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico di Taranto estendendosi ormai da diversi mesi al settore delle lamiere e tubi». Lo stato di fatto "venutosi a creare quale risultante di più fattori concorrenti - aggiunge l’Ilva - impone un deciso e pronto intervento per riequilibrare i fattori produttivi mediante l’adozione di un piano di risanamento finanziario e di riassetto industriale, oggi imposto anche dagli obblighi connessi alla amministrazione straordinaria».

«Allo stato non si ravvisano situazioni che potranno determinare esuberi di natura strutturale». Lo scrive il direttore delle Risorse Umane Area Sud dell’Ilva in amministrazione straordinaria, Michele Onorato, nel documento consegnato ai sindacati relativo all’avvio della consultazione sulla richiesta di proroga dei contratti di solidarietà per il personale escluso temporaneamente dall’attività produttiva. Il piano esposto oggi ai sindacati, che indica 3519 esuberi temporanei e la produzione fissata a 17mila tonnellate giornaliere di acciaio, permetterà «di adeguare tempestivamente - puntualizza l’azienda - le produzioni di acciaio al livello della domanda di prodotto attesa dal mercato di riferimento consentendo, anche attraverso la drastica riduzione dei costi, di limitare e in un secondo tempo, di annullare le perdite di esercizio». 

Nel documento non si affronta il problema della ristrutturazione dell’altoforno 5, il più grande d’Europa, fermato nel marzo scorso, che garantiva il 40% della produzione. Lo stabilimento di Taranto, secondo fonti sindacali, dovrebbe utilizzare a pieno regime l’Acciaieria 1 con due colate continue e altrettante colate per l’Acciaieria 2, gli Altiforni 1 e 4, i Treni nastri 1 e 2 e il reparto Laf (Laminatoio a freddo). Il Tubificio 1 viene impiegato per qualche commessa, mentre il Tubificio 2 è fermo e non si prevede per il momento la ripartenza. Sono «in sofferenza perchè il lavoro è poco - dicono i sindacati - il Treno lamiere e i reparti Rivestimento ed Erv».

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