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Quel corpo senza nome
«Diteci se è Giovanni»

Missing scomparsi

BARI - «Quanto è lunga la burocrazia?. Sarà vero che la povera gente non l’ascolta nessuno? Chiediamo solo la restituzione della salma del nostro caro»: sono queste le parole dei famigliari di Giovanni Accetta, uno dei 2840 scomparsi in Puglia e dei 31.372 in Italia i quali ora sono in attesa dell’esame dei resti umani, attraverso il prelievo del dna, ritrovati tre mesi fa nella gravina di Castellaneta (Taranto), probabilmente riconducibili al loro congiunto, scomparso il 22 aprile scorso da una struttura che lo assisteva (Comunità Riabilitativa Assistenziale Psichiatrica).

In una nota l’Associazione Penelope Puglia (associazione nazionale dei parenti e degli amici delle persone scomparse) esprime la propria vicinanza alla famiglia Accetta. Per Antonio Genchi, presidente di Penelope Puglia, «la lunga attesa logora la famiglie degli scomparsi». «Occorre comprendere - aggiunge - le dinamiche che esistono dietro ogni scomparsa per un impegno più responsabile che aiuti ad arginare il fenomeno ampiamente diffuso».


«La famiglia del giovane trentacinquenne - si ricorda nella nota - al fine di consentire il riconoscimento dei resti umani, su invito delle locali Forze dell’ordine, ha fornito indumenti e cartelle cliniche. Di giorni fa la notizia che la Procura della Repubblica di Taranto esaminerà i resti attraverso il prelievo del dna».

«Si deduce di conseguenza - evidenzia l’Associazione Penelope - che i tempi per l’identificazione potrebbero allungarsi, ciò che pare certo, di quei pochi resti, è la protesi rinvenuta. A Giovanni era stata tempo fa impiantata proprio una protesi durante un intervento chirurgico, le lastre sono in mano agli inquirenti».

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