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Quadretti selvaggi

Ricordate, compagni
il rosso sottoscala
della storia di Bari?

Ricordate, compagni il rosso sottoscala della storia di Bari?

Michele Emiliano

di Alberto Selvaggi

Alessio Viola su via Fanelli è seduto nel bar. Allunga un muso da lume spento di casa. Davanti alla vetrina le macchine passano, perché tutto passa, alle sue spalle c’è il tempo e lui ne guarda i resti nella tazza, il ricordo è ciò che ci rimane. Antonino Di Stefano è lontano. Ha portato sigaro e barbotta da gnomo di altezza normale in contrada Zingarello, la meno popolata fra le monopolitane: mezzo zappatore, mezzo pensionato, ma con il pugno chiuso, ancora, sopra a Facebook. Socio con Fabio «Fabino» Pennetta («il figlio del proprietario») del sottoscala della storia di Bari, come raccontato nel godibile Closin’ Time (Laterza, Edizioni della Libreria) da Alessio, l’omaccione rude e generoso che giocava a rugby e scassava le capocce dei fasci.

La Taverna del Maltese ha chiuso, compagni, lo sapevate? Dario «Candide», figlio di Antonino, prosecutore anche in musica dei Maltesi che non morranno mai, ha dovuto lasciare, due mesi a questa parte. Il Maltese, compagni: ricordate? Sappiano le ragazzine siliconate dei reality che in un’altra era, 23 dicembre 1980, sorgeva il primo e più influente locale di Bari. Via Netti 34, una chiavica, nel quartiere Libertà, che quando lo vedi ti spari.

L'articolo completo sull'edizione odierna della Gazzetta.

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