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i privilegi

Bari, i vigili hanno freddo
"Niente moto d'inverno"
E l'ente paga l'assicurazione

vigili in moto

BARI - Vi è mai capitato, improvvisamente, di non vedere più vigili in sella alle moto girare per la città? Quasi certamente sì, soprattutto in questi giorni. Perché? Problemi di manutenzione, avrete pensato. E invece no: si tratta di una opportunità, o meglio, una comodità. Da metà dicembre e sino a fine marzo, grazie a un (vecchio) accordo sindacale, gli agenti della Polizia municipale barese possono scegliere come lavorare consultando il meteo. Se fa freddo, vanno a piedi, se invece la giornata lo consente, e lo gradiscono, possono decidere di girare in moto o col ciclomotore. Il motivo? Bisogna ripararsi dal freddo perché diversamente fioccherebbero malattie a gogo soprattutto nel periodo dell’influenza. Fa niente se il Comune, nel frattempo e in barba ai risparmi, paga per tutto l’anno le spese di assicurazione per decine di mezzi non utilizzati.
Benvenuti nella nuova trama di un film di Checco Zalone sul «posto fisso».

Dopo le ferie obbligatorie estive di tre settimane di fila agli autisti dell'Amtab (sistema che ha resistito per anni alle pressioni dei sindacati) ecco saltar fuori un «privilegio» del Corpo dei 560 vigili baresi. E così, mentre i media bombardano sul riscaldamento globale (note le immagini di Natale a New York con gente a maniche corte), basta un soffio di gelo per far scattare ogni forma di tutela per il lavoratore pubblico, simile a quello raccontato in questi giorni nel film da incassi record, «Quo vado?».
Nessuna discriminazione per i vigili, ma un simile accordo - oltre a essere un’offesa per molti lavoratori pubblici e privati - rischia di provocare qualche disagio alla stessa città. Infatti, se prima un vigile - o una coppia di agenti - aveva la possibilità di andare in giro nei quartieri svolgendo anche funzione di prevenzione (e non sempre repressione a suon di multe), ora essendo costretto a utilizzare la «piedovia», i problemi diventano altri: primo, non riuscire a riuscire a coprire un territorio ampio; secondo, far ricorso a soste frequenti per riposarsi perché siamo tutti essere umani.

Ma c’è dell’altro. Non è un caso che il nuovo comandante, Nicola Marzulli, dopo aver messo piede (dopo 10 anni, 8 mesi e 20 giorni) al comando di Japigia, sia stato colpito dalla massiccia presenza di moto e ciclomotori in garage. Sulla carta, il parco mezzi dei vigili conta oltre 180 tra motocicli e ciclomotori. Tenuto conto che poco meno della metà è in riparazione (i soldi per le manutenzioni non bastano mai) almeno 100 mezzi dovrebbero garantire la mobilità degli agenti. Ma non tutti vengono utilizzati per un periodo, quello del «freddo». Così come non tutti i vigili sono per strada.

Vediamo perché. Il Corpo di polizia locale conta 560 unità. Sulla carta. E già, perchè quella pianta organica in realtà va sfoltita di tutti coloro che sono impegnati negli uffici o nei vari servizi di piantonamento (come ad esempio i municipi). A questi bisogna aggiungere - anzi, detrarre - coloro che beneficiano dei permessi della legge 104 per assistere familiari invalidi o perché sono essi stessi parzialmente invalidi, oltre agli agenti «limitati» a svolgere talune funzioni per prescrizione del cosiddetto medico competente. A conti fatti, comprese ferie e riposi, poco meno della metà dei vigili è operativa su strada, per presidiare scuole, evitare ingorghi, combattere le inciviltà, e così via. Dunque, se gli agenti non bastano mai e la domanda di servizi della città aumenta, va da sè che una maggiore mobilità dei vigili potrebbe (o dovrebbe) in qualche modo assicurare una presenza più assidua.
Ma così (non) è, gli accordi vanno rispettati. Soprattutto se ai vigili viene concessa ampia facoltà di decidere, come e quando ritengono, di poter scegliere ora il servizio motorizzato ora quello appiedato. Con la benedizione di chi ogni giorno ha l’ingrato compito di dover programmare i turni sulla base delle scelte degli agenti.

Sarà forse questo il motivo per cui capita troppo spesso di ritrovarsi vigili concentrati in determinate zone dove peraltro arrivano comodamente grazie a un servizio taxi con un pullmino messo a disposizone del comando? E questo sembra un altro paradosso: tale servizio comporta un ritardo nell’arrivo nella zona assegnata a ciascun operatore visto che l’orario di lavoro scatta dal momento in cui si «timbra» al Comando, non da quello in cui si arriva a destinazione. Stesso discorso per il rientro: se il servizio termina alle 13.30, per quell’ora il vigile deve essere al comando per timbrare l’uscita.
Tornando alla «facoltà» del servizio motorizzato, nei tre mesi e mezzo invernali in cui molte moto non vengono utilizzate, il Comune paga i costi di assicurazione. Ci chiediamo: perché non evitare questo spreco, in un periodo di tagli? [red. cro.]

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Commenti all'articolo

  • martonix

    11 Gennaio 2016 - 09:09

    E quanto carburante si risparmia?

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  • rossini

    10 Gennaio 2016 - 08:08

    Avranno visto il film di Checco Zalone. Ah, le delizie del POSTO FISSO!

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  • pietrolecce

    09 Gennaio 2016 - 19:07

    mmm

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  • gianfranco

    gianfranco

    09 Gennaio 2016 - 15:03

    Cari Vigili, ogni tanto vi riesce di vergognarvi?

    Rispondi