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Amianto, conto salato ai marittimi di Puglia un centinaio di malati

di GIUSEPPE ARMENISE
BARI - Una malattia che esplode a 20 anni dall’esposizione. Il mesotelioma pleurico, il tumore sentinella dell’amianto, comincia a colpire anche tra i marittimi delle marinerie pugliesi, che hanno lavorato a bordo di navi donate dagli Stati Uniti all’Italia nel secondo dopoguerra o sulle petroliere. Alle cronache arrivano soprattutto i casi di Molfetta e Monopoli, in provincia di Bari
Amianto, conto salato ai marittimi di Puglia un centinaio di malati
di Giuseppe Armenise

BARI - Un elenco di quindici pagine con il nome di 447 navi che, retaggio del piano di aiuti attuato dagli Stati uniti d’America nel secondo dopoguerra o facenti capo alle flotte delle multinazionali del petrolio, hanno continuato fino a poco tempo fa a solcare i mari di mezzo mondo con il loro contenuto di amianto nel vano caldaia. Anche nelle marinerie di Molfetta e Monopoli, in provincia di Bari, si comincia a fare i conti con i segni lasciati sui polmoni da quel maledetto compagno di viaggio, l’incorruttibile e cancerogeno materiale utilizzato per un settantennio come insuperabile isolante termico.

Solo l’avvocato barese Pierpaolo Petruzzelli ha al momento per le mani un centinaio di casi (alcuni riguardanti la Campania, per la verità) di risarcimenti per malattie contratte da lavoratori marittimi a causa dell’esposizione all’amianto. Carcinomi polmonari, ma soprattutto il terribile mesotelioma pleurico, malattia che si contrae e resta silenziosa anche per vent’anni prima di manifestarsi e colpire. Malattia, che resta al momento senza possibilità di cura. Si dice che è a diagnosi infausta. Molto si sta lavorando sul mesotelioma in termini di ricerca e prevenzione, ma i protocolli su alcune particolari cure o sull’eventualità di giungere a diagnosi precoci, pur costituendo una speranza, restano sperimentali. E adesso si apre la finestra anche sui casi, in preoccupante crescita, di donne che si sono ammalate solo per aver lavato le tute impregnate d’amianto dei propri mariti. In Puglia, il tasso di mortalità nelle donne per mesotelioma contratto per via extraprofessionale incide per quasi il 37% sul totale.

Il terribile quadro sanitario sul mesotelioma, e in generale sugli esposti all’amianto, rischia di finire paradossalmente (e cinicamente) in secondo piano rispetto a una terribile beffa destinata ai lavoratori dell’amianto. È di queste settimane la notizia che la Corte d’appello di Bari ha emesso 12 sentenze favorevoli al riconoscimento dei benefici pensionistici (sconti sull’età per andare in pensione) ad altrettanti lavoratori cui è stata riconosciuta l’esposizione all’amianto. Bene, queste sentenze rischiano di essere le ultime di segno favorevole agli operai. La giurisprudenza sta cambiando orientamento ritenendo che anche a questi casi vada applicato il principio in base al quale se a 3 anni e 300 giorni dalla presentazione della domanda di riconoscimento dei benefici pensionistici non è stata avviata alcuna azione per farsi riconoscere il diritto per via giudiziaria, lo stesso diritto si estingue, cioè non è più possibile beneficiarne. Stessa sorte per chi è andato in pensione e non ha presentato la domanda nello stesso termine di 3 anni e 300 giorni.

Stante così la mutata giurisprudenza, anche per i lavoratori dell’amianto sta per crearsi, sull’esempio degli esodati (prepensionati per i quali la nuova riforma delle pensioni si applica ad alcuni sì e ad altri no), un doppio canale. Quasi la metà della platea dei lavoratori che avrebbe diritto, anche in Puglia, ai benefici pensionistici, rischia di restare fuori. E questo proprio nel periodo in cui, così come dice l’Organizzazione mondiale della Sanità, ci avviamo verso il picco di casi di mesotelioma, in crescita costante, fissato al 2020.

Molto più veloci i tempi i cui vengono invece riconosciuti i risarcimenti dalle compagnie di assicurazione a quanti (militari o civili) hanno lavorato a bordo delle navi (tanto quelle da guerra riconvertite dopo il 1945, quanto le petroliere) «all’amianto» di armatori americani. Molti procedimenti sono stati conclusi prima di arrivare al contenzioso giudiziario con il riconoscimento ai marittimi di risarcimenti che vanno da un minimo di 2mila ad un massimo di 60mila euro. Nel dolore e nel dramma di tutti, anche nel caso dei malati per l’amianto ci saranno quelli, come gli imbarcati sulle navi Usa, che almeno attingeranno ai fondi assicurativi. Per altri, come gli operai di alcune fabbriche delle zone industriali di Puglia, già si prefigura un futuro con la malattia, ma senza neanche i benefici pensionistici della legge italiana di messa al bando dell’amianto.

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