Mercoledì 18 Luglio 2018 | 04:45

La polemica

Ryanair, Di Paola (ex Adp)
ora dà ragione ad Emiliano

ryanair

BARI «Emiliano pone un problema reale. Non so se sia stato opportuno procedere al rinnovo della convenzione con quelle modalità. Il disastro è stato causato da chi, pur da me avvertito, non ha provveduto a fare una gara pubblica». Nella vicenda Ryanair, su cui ha negato la firma sotto l’accordo per i primi 13,8 milioni destinati alla low-cost irlandese, il governatore pugliese trova un alleato insperato: è Domenico Di Paola, l’ex manager di Aeroporti che con Emiliano (e con la sua ex società) è in lite giudiziaria. E che peraltro, per «colpa» di Ryanair, è oggetto di un’indagine giudiziaria proprio per le modalità con cui fu firmato nel 2008 il primo contratto. Ma l’ingegnere barese, per 13 anni alla guida della società della Regione, prova a separare i vari aspetti.


«L’utilità delle low-cost non si discute. Fino ad ora, nella storia della Regione, nient’altro ha avuto un impatto così grande come lo sviluppo del trasporto aereo. E non ritengo che Emiliano sia un pazzo». Il punto, secondo Di Paola, è che ad ottobre 2014 la situazione avrebbe dovuto suggerire scelte diverse rispetto a quelle fatte nel 2008, quando fu firmato il primo accordo con Ryanair. «In quel momento erano fallite Alitalia e Myair, eravamo in condizione drammatica sul fronte dell’offerta di trasporto aereo, c’era una situazione obiettiva di urgenza. Peraltro nel 2008 non esistevano molte altre compagnie low-cost e in agosto Ryanair doveva decidere dove basare i propri aerei. È in questa condizione che fu predisposto il contratto, e avevo ottenuto una lettera di impegno del presidente Vendola a finanziare l’iniziativa». Alla scadenza, sulla tolda di comando di aeroporti non c’era più Di Paola.

Aeroporti ha firmato la nuova convenzione, per circa 65 milioni in 5 anni, e Emiliano il 30 dicembre si è rifiutato di avallare il pagamento (postumo) dei primi 15 mesi. «Io – racconta Di Paola – avevo già auspicato una soluzione diversa. Approssimandosi l’ottobre 2014, per ben due volte ho detto in assemblea che dovevamo svincolarci da Ryanair. E oggi capisco Emiliano e non posso dargli torto: c’è una difficoltà oggettiva a onorare a posteriori un impegno che forse non conosceva». Ma questo non significa, secondo Di Paola, abbandonare la politica di supporto alle low-cost, che per la Puglia sono diventate fondamentali. «Sul trasporto aereo – dice - bisogna investire per due motivi. Primo, perché l’aereo oggi serve non solo al turismo ma anche agli studenti e alle imprese. Secondo, perché sulla crescita degli aeroporti pugliesi sono stati spesi e sono programmati centinaia di milioni di euro di investimenti che si giustificano solo con un progetto di ulteriore sviluppo del traffico». In che modo? Si torna al tema della convenzione con Ryanair. «Il rinnovo per altri cinque anni – secondo l’ex amministratore di Aeroporti – è stato una scelta delicatissima in assoluto, sulla quale credo che l’attuale management abbia fatto scelte non corrette, visto il contesto. Ryanair in questo Paese viene vissuta come un corpo estraneo, sia per la contrapposizione esistente con Alitalia e sia perché paga le tasse in Irlanda. Anche questi aspetti dovevano essere valutati». m.s.

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Commenti all'articolo

  • Salvo

    08 Gennaio 2016 - 11:11

    Ryanair è una compagnia irlandese; ovvio che paghi le tasse nel suo paese d'origine dove ha sede legale (e non credo si possa paragonare ai casi Apple, Amazon, ecc. che avevano sede legale fittizia in Irlanda). Una compagnia italiana/tedesca/ inglese che fa voli sul continente o anche al di fuori, non paga comunque le tasse principali nel suo paese d'origine? Non capisco le obiezioni di Di Paola

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