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la svolta

Rifiuti, Emiliano cambia
e rilancia il gestore unico

rifiuti

GIUSEPPE ARMENISE
Una prima ricognizione con l’assessore alla Qualità dell’Ambiente, Domenico Santorsola, e il capo di Gabinetto, Claudio Stefanazzi, per capire come riuscire a imprimere una sterzata decisiva in un campo finora costellato di ostacoli, quello della gestione dei rifiuti in Puglia. Il presidente della Regione, Michele Emiliano, vuole cambiare la legge regionale, convinto che attualmente sono troppe le autorità in campo. Bisogna ottimizzare il servizio e per farlo occorre una regia unica a carattere regionale «Abbiamo tenuto una riunione – ha spiegato Emiliano al termine - per verificare un situazione abbastanza seria, che riguarda un po’ tutti gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) della Puglia nella quale abbiamo verificato una difficoltà da parte dei sindaci che sono poi i componenti degli OGA (Organi di Gestione di Ambito).

Gli Oga sono gli organismi che dovrebbero decidere sull’impiantistica necessaria al funzionamento del ciclo dei rifiuti: su queste difficoltà stiamo strutturando un disegno di legge che consenta alla Regione Puglia di riprendere la direzione strategica, come d’altra parte avviene in quasi tutte le regioni italiane, del ciclo dei rifiuti. Ciclo che oggi invece è parcellizzato in sei Oga distinte, con tutte le conseguenze e le difficoltà del caso».

L’idea di una regia unica regionale era peraltro già in discussione nel corso della precedente consigliatura a guida Vendola. In sede di discussione del nuovo Piano regionale dei rifiuti, tuttavia, il, Consiglio regionale decise di accantonare l’ipotesi e disegnare l’impianto strategico della gestione nei sei Oga di cui si è detto. Nel frattempo i problemi si sono moltiplicati. I sequestri della magistratura penale per inquinamento ambientale, da Trani a Conversano, hanno salvato poche discariche, che peraltro sono ormai al collasso. Gran parte dei rifiuti solidi urbani viene conferita in impianti per rifiuti speciali con quel che ne consegue in termini di costi aggiuntivi. Nel Piano di azione e coesione sono stati sbloccati fondi per la realizzazione di cinque impianti per il compostoggio della frazione organica dei materiali di risulta e tuttavia, anche accelerando le procedure, non ci vorranno meno di due anni per vederli a regime. Una brutta gatta da pelare, insomma. Una situazione che ha radici lontane nel tempo e ancora oggi sconta evidenti ritardi, non ultimo il mancato rispetto degli obiettivi di legge per la raccolta differenziata (65%) che a livello regionale si attesta ancora oggi poco sopra il 33%, continuando a determinare un ricorso alle discariche, che invece dovrebbero essere destinate a scomparire, per il conferimento del 67% del totale dei rifiuti prodotti.

Secondo il presidente regionale di Legambiente, Francesco Tarantini, ancora una volta a vincere è il partito delle discariche. «Nonostante i proclami e le dichiarazioni a effetto - dice Tarantini - si torna a discutere di un’ennesima rimodulazione dell’ecotassa che incentiverebbe lo smaltimento dei rifiuti urbani nelle discariche pugliesi ormai al collasso. Infatti, nella nostra regione il 75% viene interrato e, dai dati Ispra, emerge che la Puglia riceve nei suoi impianti oltre 420mila tonnellate di rifiuti provenienti da altre regioni. Paradossalmente l’ipotesi di rimodulazione da un lato sarebbe un riconoscimento incomprensibile per tutte quelle amministrazioni inadempienti, oltre 180, oggi ancora ferme a percentuali che non arrivano al 40% di raccolta differenziata, dall’altro rappresenterebbe una beffa per i Comuni ricicloni, esempi virtuosi in una regione carente di impianti. Legambiente dice no alla rimodulazione dell’aliquota di ecotassa poiché l’unico modo per raggiungere gli obiettivi di legge per la raccolta differenziata, riducendo contemporaneamente lo smaltimento dei rifiuti in discarica, è il sistema di premialità/penalità».
Poi il riferimento alla realizzazione di una nuova discarica a Grottelline, a due passi dall’area protetta del parco nazionale dell’Alta Murgia, sulla quale i proprietari minacciano azioni legali in mancanza di una conclusione delle procedure autorizzative da parte degli organismi regionali preposti. «La Regione tenga conto - conclude Tarantini - dei pareri negativi espressi dalle amministrazioni locali interessate, considerando la valenza storica, naturalistica, culturale e archeologica dell’area, evitando di fare retromarcia di fronte all’ipotesi di risarcimento danni».

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