Cerca

Mafia del Gargano colpo al clan Pacilli-Li Bergolis scattano 18 arresti {13:1277"Guarda il video"}

FOGGIA - Colpo al clan Pacilli-Li Bergolis operante nel Gargano: gli uomini delle squadre mobili di Foggia e Bari e dello Sco della Polizia stanno eseguendo 18 misure cautelari nei confronti di esponenti di vertice accusati, a vario titolo, di favoreggiamento personale, estorsione e detenzione di armi aggravati dalle finalità mafiose. Tra gli arrestati anche un maresciallo dell'Esercito in servizio presso il X reggimento Artiglieria di Foggia
Mafia del Gargano colpo al clan Pacilli-Li Bergolis scattano 18 arresti {13:1277"Guarda il video"}
FOGGIA – Una rete di fiancheggiatori che ha consentito di proteggere per due anni la latitanza del boss della mafia garganica Giuseppe Pacilli, in carcere dallo scorso 13 maggio, è stata sgominata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari che ha emesso decreti di fermo nei confronti di 18 persone. I fermati, esponenti insospettabili del clan Pacilli-Li Bergolis, sono stati bloccati da personale della Squadra mobile delle questure di Bari e di Foggia e da agenti del Servizio centrale operativo. Tra loro figura anche un maresciallo dell’Esercito, Giuseppe La Torre, di 50 anni. 

Le accuse sono, a vario titolo, di estorsione, porto e detenzione abusiva di armi, favoreggiamento personale, procurata inosservanza di pena, tutti aggravati dall’aver agito con tipiche modalità mafiose. Le indagini sono state avviate lo scorso anno per giungere alla cattura del latitante Giuseppe Pacilli, inserito tra i 30 ricercati di massima pericolosità, e poi arrestato a maggio scorso. Oltre a individuare la rete di fiancheggiatori, gli investigatori hanno individuato una fitta rete di estorsioni a commercianti di Monte Sant'Angelo, Manfredonia e San Giovanni Rotondo, attraverso la quale la criminalità organizzata si autofinanziava. Scoperto anche un notevole potenziale bellico che conferma, secondo gli inquirenti, la pericolosità e l'efficienza organizzativa dell’apparato criminale messo su da Giuseppe Pacilli, ritenuto elemento di spicco del clan mafioso capeggiato dalla famiglia Li Bergolis che, per oltre trent'anni ha insaguinato il Gargano prima con la cruenta faida contro le famiglie Primosa-Alfieri-Basta e poi contro il clan dei Romito di Manfredonia. 

L'operazione, ha commentato il sottosegretario all’Interno Carlo De Stefano, «conferma l’efficacia dell’azione repressiva dello Stato» e «consente di meglio descrivere l’articolazione dei gruppi criminali in un territorio particolarmente aggredito e di soffocare una vasta rete di estorsioni». Tra i destinatari del provvedimento di fermo figura anche Giuseppe Miucci, altro elemento di vertice del clan Li Bergolis. Secondo l’accusa, i Pacilli e Miucci si erano accordati per «spartirsi» una larga fetta del territorio di Monte Sant'Angelo per le loro attività illegali. Per il procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati «il decreto di fermo scritto oggi è una summa del carattere della mafiosità della struttura Garganica e di quella di Foggia». 
«Noi abbiamo preso sul Gargano i tre più importanti latitanti che figuravano nell’elenco dei trenta – ha aggiunto – per la prima volta abbiamo sequestrato milioni di euro, poi ci siamo accorti che queste stesse persone avevano rapporti con i più importanti criminali del nostro panorama nazionale».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400