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Sanità, blitz sugli appalti:
parte la centrale unica
«Una Asl acquista per tutte le altre»

Blitz sugli appalti, parte la centrale unica. «Una Asl acquista per tutte le altre»

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di Massimiliano Scagliarini


BARI - Un immediato stop alle proroghe degli affidamenti effettuati dalle aziende sanitarie. E avvio delle gare d’appalto centralizzate: non saranno più gestite da Innovapuglia - come aveva previsto Vendola - ma dalle singole Asl, che agiranno come aggregatori per tutte le altre, accentrando gli approvvigionamenti in 14 categorie di beni e servizi tra cui anche la ristorazione, vero nervo scoperto del sistema.


La novità è in vigore da Capodanno. La Puglia ha infatti silenziosamente varato il suo piano per la centrale unica d’acquisto che scardina quello voluto da Vendola, rimasto finora lettera morta: in un anno esatto le attività non sono mai partite. Tanto che per Innovapuglia, la società in-house che si occupa di informatica, è in arrivo una profonda riorganizzazione che porterà ad esternalizzare il data center. E così, sfruttando una norma contenuta nella legge di Stabilità ed entrata in vigore il 1° gennaio, la giunta regionale in una delle ultime sedute di dicembre ha emanato una delibera che riorganizza gli acquisti delle Asl: una torta da oltre 3 miliardi di euro l’anno, oggi spesso gestita in regime di proroga (dunque con costi «vecchi», spesso più alti del mercato) proprio perché non si riescono ad effettuare gli appalti. Un problema che la Corte dei Conti, nelle relazioni al bilancio regionale, ha più volte stigmatizzato.

La strategia è in realtà molto semplice, e mira a garantire risparmi di spesa valutabili nel 5-10% del totale: a regime 300 milioni l’anno, anche se realisticamente le minori spese potrebbero aggirarsi sui 100-150 milioni e comunque potranno essere valutate solo a cose fatte. Con una delibera firmata dal presidente Michele Emiliano, la giunta ha disposto che per 14 categorie merceologiche (defibrillatori, protesi d’anca, stent, pace-maker, aghi e siringhe, medicazioni generali, ausili per incontinenza, farmaci, vaccini, integrati per gestione apparecchiature elettromedicali, pulizie, ristorazione, lavanderia e smaltimento rifiu) dal 1° gennaio le Asl non possono più procedere singolarmente.

Ciascuna azienda sanitaria è stata identificata come capofila per una o più categorie. Tutte le altre Asl dovranno comunicare entro 30 giorni i propri fabbisogni alla capofila, che provvederà a bandire una gara valida per l’intera regione gestendola sulla piattaforma informatica Empulia. Nelle Asl che hanno contratti già in corso (per esempio sulla mensa), il vincitore subentrerà solo alla scadenza: ma dal 1° gennaio è vietato prorogare gli affidamenti in essere. Mentre i nuovi affidamenti dovranno contenere la clausola risolutiva espressa, in base a cui le Asl potranno cancellare i contratti pagando soltanto per il corrispettivo già maturato.
Va detto che gli appalti più importanti dal punto di vista economico verranno gestiti dalla Asl di Bari (lavanderia e mensa) e dal Policlinico (farmaci), mentre Foggia si occuperà della gara per lo smaltimento dei rifiuti.

La gara per le pulizie non è prevista in quanto i servizi al momento sono internalizzati, ma la Regione dovrà studiare il problema alla luce delle sentenze del Consiglio di Stato che hanno giudicato illegittimo il ricorso agli affidamenti in-house.

Anche la delibera di Vendola aveva previsto di affidare alcune forniture alle Asl, ma le unioni di acquisto non sono mai partite: erano affidate a Innovapuglia, saranno trasferite alle aziende sanitarie. Il futuro di Innovapuglia è invece incerto. La società non ha brillato nella gestione delle ultime elezioni regionali, dove la Puglia è stata l’ultima in Italia ad ufficializzare i risultati. Eppure, ad esempio, pare che la sola predisposizione del software per la raccolta dei dati e l’elaborazione sulla base della nuova legge regionale sia costato 2 milioni di euro. E che in un anno non sia stato possibile predisporre la piattaforma informatica per l’avvio della centrale unica degli appalti prevista da Vendola.

Per questo la Regione ritiene antieconomico mantenere un data-center attivo presso una società in-house, anch’essa peraltro alle prese con contestazioni sulla compatibilità dei servizi svolti rispetto alla disciplina degli appalti. E così l’idea è di cedere il data-center e di affidarne la gestione a un operatore specializzato che dovrebbe garantire la realizzazione e la predisposizione di tutte le applicazioni informatiche necessarie alle attività regionali.

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Commenti all'articolo

  • gianfranco

    gianfranco

    07 Gennaio 2016 - 22:10

    Ottima cosa, ma se i controlli che evidentemente sono mancati con il precedente meccanismo non sono seri ed efficaci, anche questa bella idea sarà un buco nell'acqua. Ricordatevi che se imbrogli, ruberie e assurdità avvengono, buona parte della colpa è nel sistema che consente,anzi permette,...tentazioni anche al più onesto degli amministratori.

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