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Emiliano: «Se Renzi sbaglia
sull'Ilva perde le elezioni»

Il presidente Emiliano«Alla mia giunta do 7+»

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano

di BEPI MARTELLOTTA

«Sembrerà strano, ma questa volta la Befana se lo deve portare via il carbone dalla Puglia anziché lasciarlo». Michele Emiliano, presidente della Regione, va avanti come un treno sulla storia della decarbonizzazione, a costo di mettersi contro (per l’ennesima volta) il governo Renzi, le lobby delle fonti fossili e mezzo mondo. Insomma, per chi non l’avesse capito: scordatevi le mediazioni alla «democristiana» del rivoluzionario gentile, quel Nichi Vendola che ha governato per dieci anni. Il ciclone Emiliano, salito sul podio appena sei mesi fa, vuole continuare a soffiare forte. Costi quel che costi.

Insiste sulla decarbonizzazione. Ma è davvero realizzabile?

È e sarà la madre di tutte le mie battaglie. Ci serve una fonte energetica che consenta di abbattere le polveri sottili del 100% e le emissioni di CO2 del 60%, come può fare solo il gas. Parliamo di quello che ha determinato l’inchiesta di Taranto e del motivo per cui, nei giorni scorsi, è stata gettata la croce sulle spalle del povero Galletti, che è solo il ministro dell’Ambiente e non il responsabile di tutto lo smog che c’è da sempre nelle grandi città. La «Befana» sappia che in Puglia farò politiche industriali e infrastrutturali in quella direzione. Intendiamoci, il gas non è la panacea di tutti i mali, è un combustibile fossile ma nobilissimo. Soprattutto ne abbiamo in quantità illimitata: dai pozzi della Basilicata, dal grande giacimento dell’Egitto ma anche dai 20 miliardi di metri cubi che stanno per arrivare dall’Azerbaijan, oltre all’approvigionamento algerino. Ci sono le due grandi pipeline e l’Europa ha preso un impegno chiaro sulla decarbonizzazione: bisogna che il ministro Guidi si rassegni, l’era del carbone è finita.

Ma come, proprio ora che è arrivato l’atteso decreto che cede ai privati l’Ilva, lei s’inalbera con la Guidi?

Chi compra l’Ilva deve farlo utilizzando in modo legittimo aiuti da parte dello Stato per re-impiantare un nuovo modello produttivo, basato sul gas, che consenta l’adempimento degli obblighi europei. Su questo, purtroppo, non c’è alcun dialogo col governo: è evidente che noi dobbiamo uscire da un piccolo sortilegio.

Quale?

Sin dalla campagna elettorale, a Roma erano tutti preoccupati più di me che dei problemi della Puglia. Voglio rassicurare tutti: non ho alcuna ambizione politica nazionale, voglio solo fare il presidente della Puglia e farlo bene. Voglio lasciare una traccia positiva del mio passaggio. Sto facendo solo delle proposte, le ho fatte alla conferenza sul clima di Parigi e lì ho trovato un’apoteosi di consensi. Per me il gas è l’uovo di colombo che sistema molte partite. In Puglia, infatti, non c’è solo l’Ilva ma la centrale di Cerano: capisco che l’Enel abbia investito molte risorse per l’utilizzo del carbone, ma quanto dovrà durare tutto questo? Il governo italiano ha sottoscritto l’accordo con l’Ue sulla decarbonizzazione, stiamo solo chiedendo come compensazione ambientale del gas che sarà portato tramite la Puglia di averlo a prezzo competitivo rispetto a quello del carbone. Se poi si aggiungono gli altri ingenti approvigionamenti, a cominciare dalla Basilicata che ci chiede la servitù del Tempa Rossa, è legittimo e possibile che io chieda compensazioni? Ed è possibile un patto forte col governo? Se qualcuno mi dice «no» perché teme che dicendomi «sì» mi promuove politicamente, non è una motivazione valida.

Forse non condividono la tesi.

Sarebbe bello saperlo. Il dossier di 42 pagine che abbiamo inviato a Roma è chiaro e indica un diverso approdo del Tap proprio in ragione di questo progetto, ma sinora l’unica risposta che abbiamo ricevuto è che quel lavoro è superato, perché c’è lo Sblocca-Italia che sovrintende. Quanto al Tap, ho dato la mia disponibilità a sottoscrivere un accordo col governo sul diverso approdo rinunciando a tutto il pregresso, magari con un decreto che superi tutti le precedenti autorizzazioni. Invece, mi sono ritrovato un decreto contorto, che autorizza espianti di 2mila ulivi a causa della Xylella per realizzare un gasdotto che non serve, quello che approda a Melendugno. E io dovrei mettere la faccia su questa follia? Certamente sull’inutilità di quell’opera interverrà la magistratura, visto che l’alternativa è già pronta: attaccarsi a Brindisi.

Ma Brindisi poi le si rivolterebbe contro...

I brindisini avrebbero un vantaggio enorme, perché si aprirebbe la prospettiva della decarbonizzazione di Cerano. I dati che fra qualche settimana presenteremo sui tumori in Salento li convinceranno. Soprattutto, non subirebbero alcun impatto dal gasdotto, visto che lì c’è già il terminale della dorsale Snam.

E gli interessi economici. Come la mettiamo?

Certo, le truppe governative pugliesi si stanno mobilitando: sono preoccupati per tutti gli appalti che verrebbero meno senza l’inutile gasdotto su San Foca. Se è questa la loro preoccupazione, sappiano che noi lo stiamo agevolando il gasdotto, ma in un’altra direzione. Il timore è che vengano meno i cantieri? Troveremo altri canali di sviluppo per loro, ad esempio decarbonizzando l’Ilva e l’Eni. Anzi, l’Italia tutta su questo potrebbe fare una battaglia splendida: produrre energia e acciaio senza carbone. E l’Ue dovrebbe proteggere questa prospettiva e addirittura consentire all’Italia di embargare prodotti che siano realizzati con quelle fonti. Prodotti che fanno concorrenza sleale sul prezzo rispetto al gas, danneggiano il pianeta e violano gli accordi di Parigi.

Ma chi lo convince Matteo...

Se Renzi si intestasse questa battaglia, non solo avrebbe già vinto le elezioni del 2018 ma diventerebbe un leader internazionale e io non potrei che esserne felice. Ma se non lo facesse, perché io dovrei assecondare un progetto inutile qual è il Tap su Melendugno? E poi c’è dell’altro.

Dica pure.

Il Pd nazionale non ha mai discusso di un piano energetico, né ha minimamente discusso dei decreti del governo. Ben 9 Regioni su 10, governate dal Pd, sono state costrette a chiedere un referendum sulle trivellazioni in Adriatico: è la prova che non c’è alcun confronto politico nel Pd e che tutto deve passare attraverso i giudici della Corte Costituzionale per poter essere ascoltati dal governo. Ebbene, sarebbe vietato convocare una direzione nazionale del partito per discutere della mia idea sulla decarbonizzazione? Non mi pare che il regolamento del partito, e perfino la Costituzione, sia fondato sul fatto che ciò che decide il governo è legge. Questa non è polemica, ma ripristino delle regole della democrazia.

Dicono che anche la riconversione dell’Ilva sia impossibile per i costi...

Noi stiamo rendendo più facile e meno costoso il Tap e stiamo agevolando la vendita dell’Ilva, perché dubito che qualcuno si compri una fabbrica degli anni ‘40, sotto sequestro per danni ambientali e senza alimentazioni rinnovate. I grandi fornitori internazionali, potrebbero invece - con un’Ilva ammodernata - entrare nella cordate di grandi imprese nazionali che potrebbero acquisirla. L’Eni ha disponibilità infinita di gas, se decidesse di sostenere questo investimento avremmo la svolta. Il piano del governo per l’Ilva, invece, era costruito su piedi di argilla.

Ecco, ci risiamo...

Il piano si basava sulla presunta disponibilità di acquisire dalla magistratura Svizzera i soldi dei Riva, perfino prima del passaggio in giudicato della sentenza, per reambientalizzare la fabbrica. È evidente che questo passaggio agevolava i nemici dell’Ilva, tra i quali non c’è certo la Regione Puglia. Anzi, con la decarbonizzazione salviamo l’Ilva e il lavoro, perché ora si può fare avanti una newco che può essere sostenuta da fondi europei per reindustrializzare Taranto in linea con quanto dice l’Ue. Che sia chiaro: su questo non accetteremo che qualcuno faccia finta di non sentirci. E io non mollerò di un millimetro rispetto alla tutela della salute dei tarantini: andrò in Corte d’Assise il 5 febbraio e seguirò passo passo il processo «Ambiente svenduto». Seguire strategie sbagliate su Taranto significherà solo avvantaggiare chi ci lucra politicamente.

Chi?

Tra due anni e mezzo ci sono le elezioni: non vorrei che errori politici già commessi in passato possano determinare una sconfitta elettorale a vantaggio di Grillo, non solo in Puglia: sbagliare sull’Ilva, per Renzi, significa perdere le elezioni nazionali. Lo sappia anche il ministro Guidi, che non vede che carbone nel futuro dell’Ilva. Se, invece, si trovasse un accordo sulla soluzione che ho proposto, per me significherebbe trovare una riconciliazione dell’anima con Renzi, che evidentemente non mi conosce bene e pensa che sia un politicante di provincia.

Visto che cita Grillo, probabilmente a Roma non hanno gradito anche i tentati avvicinamenti ai grillini in Puglia. O no?

I grillini hanno il marketing della differenza nel sangue, ma io con loro ci collaboro perché sono persone perbene. È evidente che giocano col freno a mano. Gli avevo offerto tre assessorati di peso: hanno rifiutato, ma prima o poi un passaggio alla cultura di governo dovrà farlo il M5S, altrimenti terremmo congelati milioni di voti degli italiani nel rancore, nell’astensione e nel perenne «Aventino». E non potrà durare a lungo: si sono presentati alle elezioni come partner di un popolo e poi, però, non possono ritirarsi da un «matrimonio» aspettando che tutto si sfasci.

E il Pd? Mica sta vivendo un periodo «rose e fiori».

Il Pd si sta spostando a destra, ed è un errore grave, di tattica e strategia. Abbandoniamo un popolo di prima classe, di persone perbene, motivate, che credono nei valori e che per questo scelgono l’opposizione aspra di Grillo, e contemporaneamente abbracciamo pezzi del centrodestra, i cui valori si sono sempre fondati sugli interessi, per raccogliere le macerie di ciò che è rimasto dopo che la cometa Berlusconi si è spenta. Una strategia folle, che sta dando l’idea di un governo che vuole solo proteggere i grandi interessi.

Già, ma Vendola è sparito e a sinistra Renzi dice che non c’è granché.

La deriva centrista del Pd sta dando all’ala estremista della sinistra la scusa per rompere. Prevale Fratoianni su Stefàno, che si è dimostrato coraggioso e leale sin dalle primarie regionali. È chiaro che avere Vendola dentro questo processo sarebbe importantissimo, potrebbe riequilibrare la sinistra in tutta Italia, non solo in Puglia. Continuo a credere in una battaglia politica all’interno del Pd che lo riequilibri a sinistra, non credo alle diaspore e ai gruppettini a sinistra del Pd. Renzi dovrebbe impegnarsi in questo, innanzitutto per non perdere il partito, ma anche per mantenere il Paese a guida centrosinistra.

La sua Regione, intanto: sono passati sei mesi e di intoppi ne sono successi tanti. O no?

Sì, e quello di cui mi dispiaccio di più è il caso Liviano. La sua uscita era necessaria, dovevo evitare di ricadere nei meccanismi discrezionali che avevano governato la Cultura degli ultimi anni e tutelare il principio di indipendenza e terzietà. Ma non è l’unico incidente accaduto, nè sarà l’ultimo.

Si sfoghi.

Gli uffici vanno ricostruiti: alla Regione c’è ancora la cultura dei compartimenti stagni, una vecchia abitudine che dobbiamo capovolgere. Tanti dirigenti non si sono posti il problema, ad esempio, che la scelta dell’esercizio provvisorio andava comunicata prima, in modo da consentire alla giunta di spiegarla al Consiglio, di rendere partecipi le parti sociali e di diffonderla all’opinione pubblica per quello che era, una scelta. Ne parlerò con Vendola: ho l’impressione che la macchina-Regione non sia abituata a lavorare come dovrebbe, e cioé centralizzando il ruolo della giunta. Il governo sembra solo avere un ruolo di ratifica, gestita in maniera spedita per agevolare i tempi degli uffici: tutto avviene sempre come se fosse necessario approvare i provvedimenti senza discuterli. Lo sappiano i dirigenti: con me si sono sbagliati. Sono un magistrato, lavoro come loro sulle delibere, le studio. E questo «giochetto» non funzionerà mai.

Anche sulla sanità: prima i tagli annunciati, poi il riordino, infine il rinvio. Che succede?

Anche qui ho riscontrato problemi con l’Ares, che dava per scontati dei parametri e proponeva delle scelte. Quando abbiamo verificato i numeri, abbiamo scoperto le anomalie: a Foggia c’erano 4,1 posti letto per mille abitanti, più dei 3,7 a livello regionale, eppure tutto veniva lasciato inalterato. Ho capito che c’era bisogno di un piano più drastico, in modo da garantire ai pugliesi di non ritrovarci, a distanza di un anno, nuovamente obbligati ad un piano di rientro lacrime e sangue. Inoltre, non c’erano dati sulla proiezione finanziaria né avevo un’effettiva indicazione sulla disponibilità degli spazi degli ospedali sui quali il riordino puntava con i vari spostamenti. L’Ares ci diceva che dovevamo adottare la delibera entro il 31 dicembre, cosa non vera e che ho verificato col ministero, che ci ha richiesto solo una bozza. Insomma, incomprensioni gravi che mi hanno indotto a fermarmi. Più vado avanti e più mi rendo conto che è indispensabile continuare a tenere per me la delega alla sanità. Serve un soggetto terzo che gestisca il sistema: se vado a vedere i rafforzamenti delle strutture ospedaliere decisi negli ultimi tempi, sono quasi sempre legati al collegio elettorale dell’ultimo assessore in carica. È evidente che l’assessore subisce le pressioni del territorio, come dimostra il sovradimensionamento di Foggia o lo sviluppo previsto a Martina Franca, ed io ho le spalle più larghe per reggere queste pressioni campanilistiche. È un ruolo da tecnico, ma siccome non posso modificare ancora lo Statuto che mi impedisce di scegliere al di fuori del recinto dei consiglieri eletti, preferisco tenerlo per me.

Infine, l’emergenza Xylella. Ora che succede?

Dobbiamo proseguire il cammino intrapreso: rispettare le direttive europee sulle operazioni diverse dalle eradicazioni, ora impedite dalla magistratura, e chissà che da questo non arrivi anche la soluzione finale. Le buone pratiche agricole, ad esempio, sono passate in second’ordine: tutti sono andati un po’ per approssimazione sul tema. È il caso di fare un lavoro epidemiologico più meticoloso, riconciliando anche le due anime dei ricercatori che si sono spaccati sull’argomento. Non a caso, il primo punto d’approdo è stata la magistratura, come accaduto per altre sperimentazioni in altri campi. Che si sappia: i magistrati di Lecce non sono matti, ma gente che ha scritto la storia civile e penale della regione. Spero di incontrarli presto, anche per ricevere, se possibile, copia degli atti peritali che altri scienziati hanno fornito e che li hanno indotti a bloccare gli espianti.

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