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In fuga dai ghiacci che si sciolgono

Una comunità di Inuit dovrà lasciare l'isola al largo dell'Alaska perché il riscaldamento globale sta sciogliendo il terreno ghiacciato su cui hanno costruito le loro case
LONDRA - Sono tra i primi rifugiati per cause non politiche bensì ambientali. Una comunità di 562 Inuit dovrà presto lasciare l'isola al largo delle coste dell'Alaska dove i suoi antenati hanno vissuto per millenni perché il riscaldamento globale sta sciogliendo il terreno permanentemente ghiacciato su cui hanno costruito le loro case ed i ghiacci che un tempo proteggevano le coste dalla furia delle onde.
Da un'inchiesta del quotidiano britannico «The Times» emerge che gli abitanti dell'isola di Shishmaref non hanno scelta: dovranno andarsene, anche se il loro trasferimento sulla terra ferma costerà fino a 400 milioni di dollari, e non vi sono alternative.
Gli Inuit che vivono di caccia, pesca ed artigianato hanno potuto osservare la terra che letteralmente si scioglieva sotto i loro piedi trasformandosi in fango. Le fondamenta delle case non sono quindi più sicure e come se non bastasse, il ghiaccio che un tempo ricopriva il mare impedendo alle onde si abbattersi sulle coste ora è scomparso.
I banchi di sabbia che separano la terra dal mare stanno via via erodendosi e molte case sprofondano nell'acqua. Sei anni fa la prima casa venne inghiottita dalle acque quando una notte un temporale spazzò via circa 10 metri di costa.
«Quando sono arrivato qui il mare distava circa 12 metri dall'edificio, ora soltanto tre metri», ha detto Joe Braach, il preside della scuola di Shishmaref. Braach ha raccontato che lo scorso anno ha temuto di dover lasciare l'isola per sempre a causa di un violentissimo temporale. «Ci hanno dato un'ora per impacchettare tutte le nostre cose ed andarcene», ha detto.
Esistono sempre più prove riguardo all'aumento di temperature che ha interessato la regione Artica negli ultimi anni. Questo mese, scrive il Times, Gunter Weller, un climatologo della University of Alaska Faibanks pubblicherà un rapporto secondo il quale il ghiaccio scomparirà completamente dall'Artico nei prossimi 40-60 anni.
Lo scioglimento dei terreni perennemente ghiacciati sta avendo un effetto disastroso in Alaska anche sulla terra ferma.
Gli abitanti locali parlano di «foreste ubriache": gli alberi sprofondano nel terreno che da ghiacciato si è trasformato in fango.
Gli alberi che non muoiono in questo modo vengono intaccati da parassiti che un tempo per via del freddo non si avventuravano così a nord. Al resto ci pensa il fuoco: estati più calde hanno visto un aumento esponenziale di incendi. In un'occasione è bruciata un'area di foresta pari all'estensione del territorio britannico.
«Quelli a cui stiamo assistendo sono cambiamenti geologici, ma in tempi molto più rapidi, misurabili nell'arco della durata di una vita umana», ha spiegato Weller.
Intanto un altro allarme circa gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici è arrivato dal gruppo ambientalista britannico Amici della Terra. Secondo l'organizzazione, l'Everest dovrebbe essere inserito nella lista Onu dei siti mondiali in pericolo a causa dell'effetto serra che minaccia la regione himalayana. Lo scioglimento dei ghiacciai per il riscaldamento del pianeta ha fatto aumentare il livello dei laghi himalayani e potrebbe provocare inondazioni che metterebbero a rischio molte vite umane e danneggerebbero un ambiente naturale unico.

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