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E' brindisino

Caso Cucchi, il carabiniere
annuncia querele
dopo la gogna su Facebook

carabiniere caso cucchi

È di origine brindisina uno dei cinque carabinieri indagati per la morte di Stefano Cucchi, il ragazzo morto nel 2009 ad una settimana dal suo arresto per droga. La sua foto nel pomeriggio di domenica è stata postata da Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, sul suo profilo Facebook, scatenando un’ondata reazioni, commenti furibondi e minacce di morte. Nella foto il militare è ritratto in costume da bagno. «Il mio assistito dopo il post su Facebook di Ilaria Cucchi è stato sommerso da minacce di morte rivolte a lui e ai suoi familiari. Per questo, oltre a denunciare Ilaria Cucchi per diffamazione, denunceremo anche gli autori di queste minacce». Ad annunciarlo all’Ansa è stato Elio Pini, l'avvocato di Francesco Tedesco, il carabiniere indagato nell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi, tirato in ballo dalla sorella del ragazzo scomparso, Ilaria, che ha pubblicato su Facebook una foto del militare per far «vedere le facce di coloro che hanno ucciso» Stefano.

Erano da poco passate le 16.30 di domenica quando Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, ha deciso di pubblicare su Facebook la foto di uno dei carabinieri indagati per la morte del fratello. Non una foto qualunque, ma quella di un ragazzo sorridente in posa da fotomodello tra gli scogli. «Volevo farmi del male - ha spiegato Ilaria -, volevo vedere le facce di coloro che si sono vantati di aver pestato mio fratello, coloro che si sono divertiti a farlo. Le facce di coloro che lo hanno ucciso. Ora questa foto è stata tolta dalla pagina. Si vergogna? Fa bene».

Parole che hanno innescato l’immediata reazione di numerosi utenti del social network che si sono lanciati in invettive ed offese contro il militare. Qualcuno ha proposto addirittura di istituire una ronda anti-carabiniere. «Perchè non organizzare una squadra di tre o quattro persone di buona volontà per sgonfiare i muscoli a questo bastardo con il cervello pieno di letame?», è stato scritto in uno dei tanti commenti al vetriolo. Ma c'è anche chi ha provato a riportare la questione su binari più consoni. «La gogna mediatica non è ammessa in un paese democratico - spiega un utente Facebook -. I processi si fanno in Tribunale e chi ha sbagliato, qualora verranno accertate responsabilità, pagherà per i suoi errori».

Ilaria Cucchi dopo un paio d’ore dall’invio del post, ha dovuto correggere il tiro chiedendo di moderare i toni. «Non tollero la violenza, sotto qualunque forma - ha scritto in un post mezz'ora dopo le 18 -. Ho pubblicato questa foto solo per far capire la fisicità e la mentalità di chi gli ha fatto del male ma se volete bene a Stefano vi prego di non usare gli stessi toni che sono stati usati per lui. Noi crediamo nella giustizia e non rispondiamo alla violenza con la violenza. Grazie a tutti». E a chi le ha chiesto «che senso aveva pubblicare quella foto», Ilaria ha replicato: «Il senso è che Stefano era la metà di questa persona. Se poi lei si sente offeso da questa foto, posso solo dire che non l’ho messa io su Facebook».

«I carabinieri hanno fatto il loro dovere, arrestarono un grande spacciatore che spacciava fuori le scuole di un parco di Roma dopo l’esposto di alcune mamme e genitori preoccupati. Questo hanno fatto e basta, tutto il resto è speculazione politica per soldi e per arrivare in parlamento». Queste sono le parole con cui Roberto Mandolini, un altro carabiniere indagato nell’inchiesta bis su Stefano Cucchi, ha risposto al post della sorella Ilaria in cui pubblicava la foto di un militare indagato per fare «vedere le facce di

coloro che hanno ucciso» Stefano».
Intanto il prossimo 29 gennaio si terrà l’incidente probatorio per accertare la causa della morte di Stefano Cucchi. Un accertamento disposto nell’ambito dell’inchiesta bis sulla morte del geometra romano che vede indagati cinque carabinieri della stazione Roma Appia, tra cui anche quello immortalato nella foto.

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