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Due bugie al giorno fanno bene

Da una ricerca francese risulta che un quarto della nostra vita sociale è investito in menzogne, ma alla fine tutti stanno meglio di dover affrontare la pura verità
PARIGI - Per educazione, per interesse, per paura, i motivi si moltiplicano ma il risultato è sempre quello: tutti quanti raccontiamo almeno due bugie al giorno e la magia delle statistiche arriva ad avvertire che passiamo un quarto della vita sociale a mentire.
Parlano chiaro i risultati di trent'anni di lavoro sulle menzogne, (ma è lecito il dubbio che siano anch'essi una bugia) riassunti in un libro apparso in Francia dal titolo «Psychologie du menteur» della psicologa sociale Claudine Biland, di cui scrive oggi il quotidiano Le Parisien.
Sul lavoro come nell'amore, si sprecano le menzogne, smascherate solo nel 18% dei casi.
«Mentire - afferma l'autrice - è una pratica che s'impara molto presto». E non potrebbe essere altrimenti, anche considerando ciò che suggerisce l'educazione. «Sebbene i genitori non smettano di ripetere ai loro bambini che 'è bruttò mentire, fanno loro gli occhiacci perché non ripetano alla vicina che non sopportano il suo cane. Le convenienze sono piene di bugie».
Così, se verso i tre anni il 62% dei bambini ha imparato a negare di aver trasgredito un divieto, a 5 anni la percentuale raggiunge il 100%.
Ma questa sorta di «sindrome di Pinocchio» va ben oltre l'infanzia: per esempio, all'inizio di una storia d'amore, quando ancora è in gioco il meccanismo della seduzione, due persone si mentono in media una volta ogni dieci minuti.
E se nelle coppie consolidate si mente meno, è pur vero che spesso si pecca di «bugie per omissione», verità non travisate ma nemmeno raccontate.
Con qualche differenza tra i due sessi: mentre le donne «sono grandi specialiste di bugie altruiste - spiega Claudine Biland - quelle che si dicono per fare piacere, 'Oh! com'è carino il tuo vestitò», gli uomini ne raccontano di «più discrete e più egoiste. Tipo: 'Ho lavorato come un matto tutto il week-end' - esemplifica la psicologa - per descrivere due ore di lavorò».

Non parliamo poi del posto di lavoro, dove tutti non fanno che raccontarsi frottole, soprattutto per rispetto delle gerarchie. Al punto che, sostiene Luc Loquen, giurista in diritto sociale e autore del libro «Le mensonge dans l'entreprise», «la bugia si è generalizzata e si è insinuata negli ingranaggi dell'impresa».
Talvolta con conseguenze gravi, come nel caso del crollo di una parte dell'aeroporto di Roissy-Charles de Gaulle, lo scorso maggio: «si tratta di una tipica bugia di struttura. Per ragioni di organizzazione o rispetto dei termini - sostiene Loquen - i dipendenti non hanno segnalato i rischi relativi ai materiali usati».
Tuttavia, spiega Claudine Biland, mentire è normale e fa parte dei rapporti sociali. «Più ci sono relazioni umane, più ci sono bugie. Mentire è una valvola, un regolatore, una protezione... uno strumento di comunicazione come un altro».

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