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Nel Lazio la prima chiesa degli zingari

Sorge in una radura tra i boschi vicino al santuario del Divino Amore, non ha tetto e i muri sono dodici piccoli blocchi di tufo posti in cerchio
ROMA - Non ha tetto, i muri sono dodici piccoli blocchi di tufo ed è a forma di cerchio, che nella simbologia zingara indica l'accampamento, la famiglia, il falò, la ruota. Sorge in una radura tra i boschi vicino al santuario del Divino Amore il primo luogo di culto per nomadi cattolici in Italia, che verrà inaugurata domenica prossima.
La struttura a cielo aperto, dove i dodici blocchi simboleggiano le tribù di Israele e i dodici apostoli, fondamento del nuovo popolo di Dio, è dedicata al beato Zeffirino Gimenez Malla, il primo zingaro elevato agli onori degli altari, il 4 maggio 1997. Al centro della «cappella» sorge l'altare, su cui è rappresentato un agnello pasquale sbalzato dell'artista rom kalderash Primo Hudorovich. I simboli dei quattro evangelisti di lato all'ambone sono dell'artista sinto Marcello Cacciaroni, mentre un rom abruzzese, Bruno Morelli, ha scolpito la scultura in bronzo del beato Zeffirino. L'ingresso è segnato da due stele di pietra con incise le parole di Paolo VI, «voi nella chiesa non siete ai margini, voi siete nel cuore della chiesa», e di Giovanni Paolo II, «mai più discriminazioni, esclusioni, oppressioni, disprezzo dei poveri e degli ultimi». E l'inaugurazione, il pomeriggio di domenica prossima, avverrà nell'anniversario della visita di Paolo VI alla tendopoli internazionale degli zingari di Pomezia, il 26 settembre 1965. E' sembrato ovvio dedicare la chiesa zingara a Zefirino la cui vita, ricordò il Papa nel proclamarlo beato, «dimostra che Cristo è presente nei diversi popoli e razze e che tutti sono chiamati alla santità, che si raggiunge osservando i suoi comandamenti e rimanendo nel suo amore». Nato nel 1861 da una povera famiglia nomade della Catalogna, Zeffirino a 18 anni si sposa con Teresa e si stabilisce con lei a Barbastro, dedicandosi al commercio di cavalli e conquistando grande stima di tutti per la sua onestà. Aderisce a diverse confraternite religiose occupandosi soprattutto di malati e moribondi. Scoppiata la guerra civile, viene arrestato per aver preso le difese di un sacerdote, viene condannato alla fucilazione e muore gridando «Viva Cristo re». Per questo la chiesa lo considera un martire della fede. Per la cerimonia di inaugurazione della chiesa zingara, presieduta dal vice gerente della diocesi di Roma mons. Luigi Moretti, si è mobilitata tutta la comunità cattolica di rom e sinti e sono stati invitati i rappresentanti delle comunità zingare ortodossa e musulmana. Verrà anche scoperto un cippo posto all'esterno dello spazio sacro e dedicato alla memoria degli zingari vittime del nazismo.

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