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Bonus di 110 milioni per l'emergenza sfratti

In vigore il decreto che va in soccorso di circa 26.000 famiglie a rischio, di cui fanno parte anziani o disabili. 23,5 milioni destinati ad agevolazioni fiscali ai proprietari
ROMA - Buoni-casa agli sfrattati per 110 milioni di euro, 23,5 milioni destinati ad agevolazioni fiscali ai proprietari, sospensione delle procedure per lo sfratto sospese fino al 31 ottobre, sportelli- emergenza per gli sfrattati presso gli Iacp.
Queste le principali misure previste da un provvedimento del governo che entra oggi in vigore, dopo due mesi e mezzo di vacatio, per far fronte al problema degli sfratti, dopo la scadenza del blocco del rilascio forzato il 30 giugno scorso. In soccorso di circa 26.000 famiglie a rischio, di cui fanno parte ultrasessantacinquenni o disabili, non morose ma con scarse disponibilità economiche, il governo ha quindi varato un decreto legge che prevede 5 diverse tipologie contrattuali «particolarmente favorevoli sia per lo sfrattato sia per il proprietario dell'alloggio e un differimento della sospensione degli sfratti al 31 ottobre 2004» secondo il viceministro alle Infrastrutture Ugo Martinat, fautore del provvedimento. Il termine del 31 ottobre (che potrebbe essere allungato, nel passaggio del provvedimento alle Camere per la conversione in legge) è stato fissato «per dare la possibilità agli attuali sfrattati di sottoscrivere, in questo lasso di tempo, le tipologie contrattuali previste dal decreto».
Nella sostanza, l'inquilino disagiato può usufruire di un buono casa da un minimo di 3.000 ad un massimo di 5.000 euro, contributo che andrebbe a integrare il canone a carico dello sfrattato. Per il proprietario le tipologie contrattuali, spiega il ministero, prevedono sia procedure contrattuali più flessibili sia incentivi fiscali proporzionati alla lunghezza del contratto. Il primo tipo di contratto (da un anno a 18 mesi), consente allo sfrattato di rinegoziare il canone grazie al buono casa. Il secondo, che può durare fino a 2 anni, può vedere protagonista il Comune in qualità di conduttore e l'inquilino come concessionario. Il terzo e il quarto tipo di contratto durano 3 anni, prorogabili per altri due, a canone calmierato, con incentivi per il proprietario (incremento al 70% della riduzione del reddito da canone imponibile e abbattimento del 30% dell'imposta proporzionale di registro). Il quinto contratto è un 4 anni più 4 con ulteriore riduzione del reddito imponibile del 30%.
Plaude la Confedilizia, per la scampata ennesima proroga del blocco (sarebbe stata la 36/ma), rilevando che «gli inquilini che formuleranno una proposta irrevocabile per la stipula di un nuovo contratto di affitto avranno diritto a un differimento fino al 31 ottobre dello sfratto eventualmente in corso nei loro confronti. Questo governo ha soprattutto - è il commento del presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani - posto fine alla ritualità delle proroghe mettendo in atto provvedimenti coordinati anche per valorizzare i contratti agevolati a canone calmierato. Di fatto, si tratta di una svolta epocale: il problema sociale della casa viene assunto dalla comunità e non più scaricato su una categoria che riversa ai Comuni ed allo Stato il 50-60 per cento dei canoni che introita».
Di ben diverso avviso sindacati, inquilini e Comuni. La Cgil, per bocca del segretario confederale Paola Agnello Modica, parla di inganno e beffa per le famiglie sotto sfratto: «il decreto rappresenta un ulteriore regalo alla rendita e alla proprietà edilizia (con agevolazioni fiscali e risorse sottratte al Fondo sociale per l'affitto), e un inganno e una beffa per gli sfrattati». Sindacati e organizzazioni degli inquilini, che avevano già espresso dure critiche chiedendo comunque un allungamento del termine del 31 ottobre, promettono battaglia «perché il decreto è un grave attacco al sistema di contrattazione, al canale agevolato previsto dalla normativa, al ruolo dei Comuni sui quali si scaricano i problemi privandoli di risorse e competenze». Analoga presa di posizione dell'Anci, che ha a più riprese ribadito la contrarietà dei Comuni italiani alle misure contenute nel decreto legge. «La soluzione proposta, di un semplice contributo di breve durata ed economicamente insufficiente, addossa solo ai Comuni la gestione di questa drammatica situazione» ha detto nei giorni scorsi Ferdinando Balsamo, coordinatore della Consulta Casa parlando di «proposte incerte e insufficienti».

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