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Economia - Solo i «duri» lavorano in Italia

Secondo l'Ufficio internazionale del lavoro (Ilo) nel nostro Paese il lavoro è poco tutelato, è difficile far carriera e la sicurezza è un'utopia. L'Italia è al 20° posto nelle classifiche mondiali. Oasi di benessere lavorativo, con in assoluto gli standard più elevati, la Svezia e i Paesi del nord-Europa
GINEVRA - L'Italia occupa la ventesima posizione nella nuova classifica sulle tutele del lavoro resa nota oggi a Ginevra dall'Ufficio internazionale del lavoro (Ilo).
L'indice di sicurezza economica - messo a punto dall'Ilo per elaborare la graduatoria - compie la sintesi di una serie di dati relativi a sette tipologie di tutele legate al lavoro per misurare il benessere dell'individuo-lavoratore. Il peggiore punteggio dell'Italia riguarda il 'mercato del lavorò (possibilità di trovare impiego) dove risulta 32esima.
L'Italia è invece 18esima per la protezione dell'impiego (norme contro i licenziamenti arbitrari) e 20esima per le prospettive di lavoro e carriera. Scende poi al 29esimo posto nella classifica sul livello calcolato per misurare le opportunità di scolarità e di formazione. Paradossalmente - rivela lo studio dell'Ilo - un alto livello di opportunità di scolarità e formazione è spesso inversamente legato al benessere. Troppe persone infatti svolgono mansioni inferiori al livello delle loro capacità e qualifiche, e questo provoca ciò che il rapporto definisce un «effetto di frustrazione legata allo status».
L'Italia è quindi 16esima nella classifica della sicurezza sul lavoro (protezione dagli incidenti e malattie sul lavoro) e 14esima per la rappresentanza sindacale e dei datori di lavoro. E' infine 24esima nella classifica sulla sicurezza del reddito.

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