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Padre la violenta per 13 anni

Lei ora ventiseienne trova il coraggio di denunciarlo. La polizia ha arrestato l'uomo, un insospettabile operaio piacentino, per violenza sessuale
PIACENZA - Per tredici anni il segreto è rimasto nascosto tra le mura di un'insospettabile abitazione della Val d'Arda, nel piacentino, poi il peso si è fatto insostenibile per la vittima, una ragazza ora ventiseienne, ed è sfociato in una denuncia che ha portato dopo due mesi di indagini all'arresto del padre per violenza sessuale continuata e pluriaggravata e maltrattamenti in famiglia.
L'uomo, un irreprensibile operaio sulla soglia dei 50 anni fino ad oggi con la fedina penale pulita, è stato bloccato dal personale della squadra Mobile sul luogo di lavoro e trasportato nel carcere cittadino delle Novate, dove sarà interrogato dal Gip probabilmente già lunedì per l'udienza di convalida. L'indagine, svolta dalla sezione specializzata in reati contro i reati sessuali, si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche e ambientali, in particolare sulla sua auto.
Il «padre-padrone» aveva manifestato le morbose attenzioni nei confronti della figlia già nel '91, quando la ragazzina era appena tredicenne, e le violenze si sono protratte negli anni, ripetutamente, più volte alla settimana, fino al giugno scorso. Per lei non c'era scampo alle violenze del genitore, e quando ha cercato di ribellarsi sono state botte e anche minacce di ritorsioni sugli altri componenti della famiglia, a loro volta vittime ripetutamente di aggressioni. Una volta si è ritrovata perfino con un labbro rotto per il suo rifiuto. Ma qualche mese fa nella sua vita è entrato un ragazzo, la voglia finalmente di una vita normale, quella negata a se stessa fin dai tempi della scuola (dove comunque il suo rendimento era buono e gli insegnanti non avevano potuto mai notare qualche crepa nella sua vita) e poi del lavoro. Da qui le prime confidenze, poi il velo sugli orrori si è squarciato e la ragazza, dopo aver informato della decisione madre e fratello, ha trovato la forza di denunciare il padre in Questura.

Due mesi di accertamenti hanno permesso di fare luce su anni di violenze, mai immaginate dai vicini di casa (che parlano dell'uomo come una persona cortese, mai una lite udita oltre le mura domestiche), ma mai comprese fino in fondo neppure dalla moglie e dal figlio minore, soggiogati psicologicamente da anni. Pochi giorni fa l'uomo è arrivato perfino a minacciare il giovane, che ha 24 anni, puntandogli un coltello alla gola.
La consorte, casalinga, già qualche anno fa aveva cominciato ad avere il sospetto che tra il marito e la ragazza ci fosse qualcosa che non andava, o che, anzi, andava oltre un normale rapporto di affetto tra padre e figlia. Aveva cercato allora di evitare ogni occasione perché i due rimanessero soli in casa. Precauzione inutile, perché l'operaio a quel punto aveva cominciato a consumare le violenze fuori dall'abitazione, soprattutto in auto: costringeva la ragazza a raggiungerlo e a subire. Dopo la denuncia, la polizia ha raccolto moltissimi elementi a carico dell'uomo, evitando che ancora nelle ultime settimane potesse ripetere le violenze, fino all'arresto.
«Mi dispiace perché è mio padre - ha confidato la ragazza al dirigente della Mobile, Girolamo Lacquaniti - ma ora è finito l'incubo. Finalmente adesso posso rinascere».

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