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Protestano le detenute-madri a Rebibbia

Battono le sbarre delle celle e fanno lo sciopero della fame. Sindacato polizia penitenziaria: i bimbi soffrono per il sovraffollamento. Scandalo Aids
Detenzione ROMA - Terzo giorno consecutivo di protesta, con la battitura delle sbarre delle celle e lo sciopero della fame, da parte delle detenute-madri, con bambini al di sotto dei tre anni, nel carcere romano di Rebibbia. La sezione femminile del carcere romano ospita 20 bambini, di cui due figli di detenute in regime di alta sicurezza, contro i 15 posti massimi disponibili. Anche l'Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria (Osapp) fa notare come tale situazione di sovraffollamento sia frutto dell' «ennesima contraddizione del sistema carcere» perchè - spiega il segretario generale, Leo Beneduci - «le detenute comuni di Rebibbia con figli di età inferiore ai tre anni potrebbero beneficiare, per legge, della detenzione domiciliare o del differimento della pena». E un' «ulteriore contraddizione» - sempre secondo l'Osapp - riguarderebbe i detenuti sieropositivi in diverse carceri del Lazio, alcuni dei quali in carcere nonostante abbiano manifestato i sintomi dell'Aids conclamato. Nella sezione femminile di Rebibbia, su un totale di circa 15 donne con Hiv, tre avrebbero l'Aids conclamato, malattia manifestata anche da 18 detenuti nel nuovo complesso di Rebibbia su un totale di 50 sieropositivi. Così pure nel carcere di Frosinone due dei circa dieci detenuti con Hiv sarebbero affetti da Aids conclamato.
«Nella maggior parte dei casi - spiega Beneduci - il magistrato di sorveglianza nega il ricovero in strutture ospedaliere esterne perchè la diagnosi di Aids conclamato dovrebbe essere fatta da strutture sanitarie pubbliche e non da quelle penitenziarie. E se anche dovesse essere accordato il ricovero, il detenuto viene comunque piantonato da agenti penitenziari perchè considerato un detenuto comune. E' l'ennesima contraddizione: laddove la legge consente di evitare la carcerazione, non viene applicata».

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