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Ambiente: le sfide europee

Uno studio dall'Agenzia europea dell'ambiente fa i conti su quanto costeranno le piogge, inondazioni e siccità sempre più frequenti nel vecchio continente
BRUXELLES - Sono i Paesi meridionali, Italia inclusa, l'anello debole dell'Europa di fronte ai cambiamenti climatici che producono tempeste, inondazioni, siccità e altri eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, oltre che onerosi sul piano economico.
E' questa una delle conclusioni che emerge da uno studio sui cambiamenti del clima dovuti al surriscaldamento pubblicato oggi dall'Agenzia europea dell'ambiente (Aea, con sede a Copenaghen), sulla base di 22 indicatori, tra i quali l'atmosfera, l'acqua, la biodiversità, l'agricoltura, i sistemi marini.
Il panorama tracciato dall'Agenzia non è certo rassicurante, visto che «l'Europa si sta riscaldando più velocemente del resto del mondo», che «il clima più secco delle zone meridionali potrebbe minacciare l'agricoltura dell'area» e che non si era mai avuto «un decennio così caldo come quello degli anni '90».
GHIACCIAI, CALDO KILLER. Ancora, a causa dello «scioglimento dei ghiacciai, tre quarti di quelli delle Alpi svizzere scompariranno entro il 2050», mentre «le ondate di calore sempre più frequenti e intense» possono avere «conseguenze letali per gli anziani», come avvenuto l'estate scorsa, quando il caldo «ha fatto registrare oltre 20 mila morti in più».
«Nelle fasce basse dell'atmosfera - ricorda il rapporto - la concentrazione di CO2 ha raggiunto il livello massimo da almeno 420 mila anni, forse persino 20 milioni di anni, ed è del 34% superiore al livello prima della rivoluzione industriale».
Il clima «malato» di questi ultimi anni ha prodotto fra l'altro inondazioni, «che probabilmente saranno sempre più frequenti», ma anche «la decimazione della popolazione delle specie vegetali in diverse aree europee» ed un aumento del «livello dei mari, salito in Europa di 0,8-3,00 mm all'anno nell'ultimo secolo». Infine, «entro il 2080 gli inverni freddi potrebbero scomparire quasi del tutto».
I cambiamenti «estremi» del clima hanno d'altra parte un costo economico: «i danni sono infatti più che duplicati nell'ultimo ventennio, fino a raggiungere circa 11 miliardi di dollari l'anno».
ITALIA SOTTO PRESSIONE. «Le colture di alcune aree dell'Europa meridionale rischiano di soffrire a causa della carenza d'acqua», aggiunge lo studio, segnalando che fenomeni quali «le ondate di calore potrebbero compromettere i raccolti».
«Il surriscaldamento sarà maggiore nei Paesi del sud (Spagna, Italia, Grecia) e del nordest (Russia), e minore lungo la costa Atlantica», prevede il rapporto, ricordando che nei Paesi meridionali i maggiori rischi sono rappresentati da «siccità, incendi delle foreste, aumento dello stress per il caldo e conseguenze per la salute umana».
L'Agenzia ricorda inoltre «il calo delle discariche dei fiumi» rilevato in alcuni «bacini meridionali, quali quelli del Guadalquivir, la Loira e l'Adige».
CAUSE E RIMEDI. Sulle responsabilità degli scombussolamenti climatici non ci sono dubbi, poiché «gran parte del riscaldamento globale degli ultimi 50 anni è imputabile alle attività umane, soprattutto emissioni di gas ad effetto serra», afferma l'Agenzia, che chiede ai governi di promuovere una serie di «strategie di adattamento per limitare gli effetti del cambiamento climatico».
«L'Europa deve continuare a dare il buon esempio a livello mondiale riducendo le emissioni di gas ad effetto serra», concludono gli esperti dell'Agenzia, rilevando il ruolo chiave del Protocollo di Kyoto, il trattato in base a cui i Paesi industrializzati s'impegnano a ridurre le emissioni di sei gas ad effetto serra di circa il 5% tra il 1990 e il 2012.
Martino Rigacci

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