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Israele - 1.500 detenuti palestinesi hanno cominciato lo sciopero della fame

La protesta contro le loro condizioni di vita in prigione. Si stima che ben presto la protesta divamperà tra i circa 8mila altri detenuti
GERUSALEMME - Circa 1.500 palestinesi detenuti in Israele hanno cominciato oggi uno sciopero della fame a tempo indeterminato per protestare contro le loro condizioni di vita in prigione.
Si prevede che nei prossimi giorni lo sciopero si allargherà ad altre migliaia dei circa ottomila palestinesi che sono stati incarcerati da Israele.
Un portavoce delle autorità carcerarie israeliane, Ian Domintz, ha detto che stamane 1.464 detenuti, nella prigioni di Deshel, Nafha, Shata e Hadarim hanno rifiutato la prima colazione. Ha tuttavia precisato che gli scioperanti continuano a prendere alimenti liquidi, come il latte.
In reazione allo sciopero, annunciato nei giorni scorsi, le autorità hanno revocato agli scioperanti diversi privilegi, togliendo dalle loro celle radio e televisioni, privandoli dei giornali e negando a loro contatti con le famiglie e con i legali.
Gli scioperanti chiedono il miglioramento delle condizioni di detenzione, come telefoni pubblici nei bracci delle prigioni dove si trovano le loro celle, la rimozione delle lastre di vetro che impediscono contatti con i parenti nelle ore di visita, la fine di «umilianti» perquisizioni personali e altre concessioni ancora.
Ma il ministro della sicurezza interna Tzahi Hanegbi ha dichiarato che «non ci sarà il benché minimo compromesso con gli scioperanti». Essi, aveva dichiarato in una conferenza stampa lo scorso venerdì, «possono morire di fame, per quanto mi riguarda».
Hanegbi ha affermato che dietro lo sciopero, a suo dire politicamente motivato, ci sono i movimenti Hamas e Jihad Islamica.
Le autorità carcerarie sostengono che diversi attacchi terroristici sono stati progettati da palestinesi già in prigione in coordinamento tra loro. Anche la richiesta di telefoni avrebbe il fine di ordinare l'attuazione di nuovi attacchi.
Un esponente del comitato per la tutela dei detenuti palestinesi, Issa Karaka, in una conferenza stampa oggi a Ramallah ha negato che dietro lo sciopero vi siano Hamas e la Jihad Islamica e ha affermato che le condizioni di detenzione dei palestinesi sono in violazione del diritto internazionale e dei diritti umani.
Ha chiesto che sia costituita una commissione internazionale col compito di verificare le condizioni di vita dei palestinesi nelle prigioni israeliane.

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