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Napoli - Muore per salvare i suoi tre figli

Ancora vittime in uno specchio d'acqua proibito per la presenza di una centrale elettrica le cui turbine generano vortici fatali per i bagnanti
NAPOLI - Il suo estremo sacrificio è valso la vita dei tre figli. Se Emanuele, 12 anni, Miriam, 11 e la piccola Simona di soli 7 anni continueranno a vivere, lo dovranno al coraggio della loro mamma, che si è gettata in acqua non appena ha capito che per i suoi tre bambini le cose, in quel maledetto specchio d'acqua di Napoli dove c'è divieto di balneazione e che già in passato è stato teatro di morte, si stavano mettendo male.
Patrizia Cuomo, 34 anni, originaria di Volla (Napoli), non ha battuto ciglio quando dalla spiaggia di Vigliena, località San Giovanni a Teduccio, periferia orientale del capoluogo partenopeo, ha sentito le grida d'aiuto dei suoi figli e si è gettata in acqua riuscendo a trarre in salvo i tre piccoli salvo poi pagare con la vita lo sforzo compiuto venendo risucchiata dalla corrente. Assente il marito della donna, detenuto nel carcere di Poggioreale.
Una morte destinata a sollevare polemiche per i mancati controlli su una spiaggia libera e su un tratto di mare in cui la balneazione è vietata a causa della presenza, nelle vicinanze, di una centrale elettrica le cui turbine generano vortici fatali per i bagnanti che sfidano il divieto. Eppure in molti continuano a frequentare quella spiaggia a loro rischio e pericolo.
Con la morte di Patrizia Cuomo salgono a sei le vittime negli ultimi 11 anni in quello specchio di mare. Nell'agosto del 1993 fu un giovane di 21 anni, Salvatore Mantovano, ad annegare nella stessa zona vietata risucchiato da un vortice. L'amico che si era tuffato con lui fu salvato dagli operai di un vicino cantiere navale che coraggiosamente intervennero. Più recentemente, stessa sorte è toccata nell'agosto del 2000 ad un giovane ucraino senza fissa dimora, e due anni dopo ad un napoletano di 45 anni, quest'ultimo però colto da malore. Due le vittime a distanza di un mese nella scorsa estate: a luglio annegò il piccolo Rbuci Jovanovic, un piccolo nomade slavo di 12 anni. Era andato all'arenile di Vigliena in cerca di refrigerio insieme con altri due cuginetti: sparì improvvisamente ingoiato dal mare. Il suo corpo fu ritrovato dai sommozzatori a 20 metri di profondità. Soltanto un mese più tardi, nell'agosto del 2003, il decesso di Salvatore Cozzuto, 47 anni, un fabbro napoletano che risiedeva in provincia di Parma.
Oggi il sacrificio di Patrizia, morta per i suoi bambini.

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