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Cassazione - Marito le vieta di truccarsi, condannato per maltrattamenti

La difesa di lui: «sono succubo di mia madre», i giudici non hanno accolto la giustificazione
ROMA - Impedire alla moglie di esprimere la propria femminilità, vietandole di truccarsi e di vestirsi secondo i suoi gusti può costare una condanna penale al marito.
Parola di Corte di Cassazione che ha confermato la condanna per maltrattamenti ad un marito triestino, D. C., che vietava alla moglie «di truccarsi, di vestirsi e di pettinarsi secondo il suo gusto». Un comportamento da «padrone» che veniva applicato anche per le pulizie di casa: la consorte, infatti, sotto «ingiurie» veniva «obbligata ad effettuare le faccende domestiche secondo quanto deciso dal marito».
Per la Suprema Corte, Sesta sezione penale, un comportamento di questo tipo costituisce una vera e propria forma di «maltrattamento» punibile in sede penale.
Stanca di dovere rinunciare ai vezzi femminili, A. F., la consorte, ha denunciato i fatti ad un giudice e il Tribunale di Trieste, nel novembre del 2001, ha inflitto a D. C. la condanna per il reato di maltrattamenti. Giudizio confermato anche dai giudici della Corte d'appello triestina, due anni dopo. Invano l'uomo si è difeso sostenendo che il suo comportamento non era «volontario» ma frutto delle «continue interferenze della madre alle quali non era mai riuscito a sottrarsi».
A dimostrazione del fatto che i suoi atteggiamenti nei confronti della moglie erano suggeriti dalla suocera, a suo dire, anche «le risultanze processuali». Una difesa non accolta dalla Sesta sezione penale, sentenza 30809/04, che ha dichiarato «inammissibile» il ricorso . Per effetto della inammissibilità del ricorso, il marito che vietava alla moglie di esprimere la propria femminilità è stato condannato a pagare 500 euro alla cassa delle ammende.

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