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Sabato 16 Dicembre 2017 | 23:42

Caseificio choc a Nardò formaggio tra veleni e escrementi di topo

NARDO' - A far venire i brividi sono due cose: le foto del formaggio con gli escrementi di topo disseminati ovunque e il pensiero che qualcuno, quel cacio, se lo sarebbe dovuto mangiare. Circa dieci giorni fa i carabinieri del Nas di Lecce hanno effettuato una ispezione in un allevamento con annesso caseificio sulla Nardò-Copertino. L’azienda si trova in territorio neritino ma all’estrema periferia dello stesso, praticamente quasi all’ingresso dell’altra cittadina. (Guarda la foto)
Caseificio choc a Nardò formaggio tra veleni e escrementi di topo
NARDO' - A far venire i brividi sono due cose: le foto del formaggio con gli escrementi di topo disseminati ovunque e il pensiero che qualcuno, quel cacio, se lo sarebbe dovuto mangiare.

Circa dieci giorni fa i carabinieri del Nas di Lecce hanno effettuato una ispezione in un allevamento con annesso caseificio sulla Nardò-Copertino. L’azienda si trova in territorio neritino ma all’estrema periferia dello stesso, praticamente quasi all’ingresso dell’altra cittadina.

All’esterno dell’azienda è tutto a posto: anche i nuovissimi locali, realizzati da poco, del caseificio non lasciano nessun dubbio sulla cura dei prodotti. Il problema è che i carabinieri del nucleo anti sofisticazioni hanno voluto guardare oltre la facciata.

In un locale sotterraneo e celato alla vista, infatti, i militari hanno scovato l’inghippo: su tavolacci di legno e altri bancali sistemati alla meno peggio c’erano 630 forme in pessimo stato circondate da veleno per topi.

Alcune erano rosicchiate ma il peggio doveva ancora essere scoperto dai carabinieri: il formaggio era letteralmente «assediato» da bustine di topicida. Si tratta di un preparato chimico potentissimo che dev’essere maneggiato con i guanti. In questo caso le bustine erano ovunque, sui tavoli e sotto, ma anche tra una forma e l’altra.

Ovunque, poi, escrementi di topo, insetti morti e condizioni igieniche, in generale, pessime.

I due locali, non intonacati, coi muri scrostati e quindi totalmente inidonei allo stoccaggio e alla conservazione degli alimenti, sono stati sequestrati. Il titolare è stato denunciato a piede libero.

Nel complesso si è trattato di una situazione inimmaginabile anche perché appare chiaro che i prodotti fossero destinati alla vendita e non si trattasse di scorta personale dei proprietari.

Resta anche da capire da quanti anni andasse avanti questa pratica balorda di conservazione – se si può usare questo termine - del formaggio.

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