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Il Papa: «Il profitto e l'agonismo esasperato non condizionino lo sport»

Giovanni Paolo II ha ricevuto in Vaticano 7000 rappresentanti del Centro sportivo italiano. Bisogna «'fare sport', non solo 'il parlare di sport'»
CITTA' DEL VATICANO - Nel nostro tempo «il sistema dello sport sembra talora condizionato dalle logiche del profitto, dello spettacolo, del doping, dell'agonismo esasperato e da episodi di violenza», mentre la pratica sportiva, «se vissuta secondo la visione cristiana, diventa 'principio generativo' di relazioni umane profonde, e favorisce la costruzione di un mondo più sereno e solidale».
Il ruolo formativo che ha «il 'fare sport', non solo 'il parlare di sport'» è stato al centro delle parole che il Papa ha rivolto oggi ai 7000 aderenti al Centro sportivo italiano, ricevuti nell'aula Paolo VI in Vaticano, per celebrare i 60 anni del Csi, che a Giovanni Paolo II ha donato, tra l'altro, una fascia da capitano ed un fischietto da arbitro.
E' stata una festa, nella quale, attendendo l'arrivo del Papa giovani atleti si sono esibiti a suon di musica su un tappeto giallo e blu per giovani atleti: ragazzi e ragazze che hanno sollevato bilancieri dei pesi, fatto lotta greco-romana ju-jitsu, judo e karate: tute rosse e blu per lottatori e lottatrici, bianche e rosse per gli atleti del karate, bianche per quelli di judo, con sullo sfondo migliaia di fazzoletti blu e arancio, i colori del Csi, sventolati dai presenti, molti dei quali con indosso le magliette colorate delle società di appartenenza, nelle quali hanno mosso i primi passi, è stato ricordato oggi, atleti come Facchetti, Signori e Moser. Del significato dell'appartenenza al Csi hanno invece parlato lo sciatore Franco Nonis, il cestista Fabrizio Della Fiori, che hanno anche ricordato la Maratona della pace svoltasi in aprile in Terra Santa, e il ciclista Moreno Argentin.
Presenti, con Edio Costantini, recentemente riconfermato presidente nazionale del Csi, il presidente e il segretario della Cei cardinale Camillo Ruini e mons. Giuseppe Betori, il ministro delle politiche comunitarie Rocco Buttiglione, il presidente dell'Ac Paola Bignardi.

«Ciascuno di voi - ha detto il Papa ai presenti - è chiamato a seguire Cristo e ad essere suo testimone nell'ambito sportivo. Voi siete ben consapevoli di questa singolare vocazione, e, nel progetto culturale sportivo dell'Associazione, affermate che non intendete esaurire la vostra presenza nella società italiana solo in funzione della promozione dello sport, ma volete contribuire a rispondere alle domande profonde che pongono le nuove generazioni circa il senso alla vita, il suo orientamento e la sua meta. Intendete così promuovere una mentalità e una cultura sportiva che attraverso il 'fare sport', non solo 'il parlare di sport', faccia riscoprire la piena verità sulla persona».
«Con questo fine - ha aggiunto - il Centro Sportivo Italiano è nato sessant'anni fa: proporre ai giovani, allora segnati dalle conseguenze funeste della seconda guerra mondiale, la pratica sportiva non soltanto come fonte di benessere fisico, ma come ideale di vita coraggioso, positivo, ottimista, come mezzo di rinnovamento integrale della persona e della società. Il mio venerato predecessore, il servo di Dio Pio XII, chiese allora al vostro Sodalizio di essere lievito di cristianesimo negli stadi, sulle strade, sui monti, al mare, ovunque si innalza con onore il vostro vessillo».
Questa «resta oggi la vostra missione, di cui la società continua ad avere bisogno».

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