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Dipartimento di Stato Usa - «In Italia non cala il traffico di esseri umani»

Per il Rapporto annuale sul traffico degli esseri umani nel mondo l'Italia è paese «di destinazione per il traffico di esseri umani legato al mercato del sesso e del lavoro». Probabile addirittura un aumento in questi ultimi 12 mesi, nonostante le azioni positive avviate dal governo


WASHINGTON - Il fenomeno della nuova schiavitù, cioè il traffico di esseri umani, non accenna a diminuire in Italia, anzi potrebbe aver registrato un aumento in questi ultimi 12 mesi, nonostante le azioni positive avviate dal governo.
Lo sostiene il Dipartimento di Stato Usa che ha pubblicato, oggi a Washington, il suo rapporto annuale sul traffico degli esseri umani nel mondo.
Il Dipartimento di Stato ricorda che «il governo italiano rispetta appieno i requisiti minimi per l'eliminazione del traffico», ma «nonostante i significativi risultati ottenuti dal governo, l'ampiezza dei problemi di traffico sembra essere rimasta costante, se non in crescita».
Il rapporto spiega che l'Italia è tuttora un paese «di destinazione per il traffico di esseri umani legato al mercato del sesso e del lavoro».
Secondo le più recenti statistiche, gli «schiavi» vengono stimati in 25-30.000 persone in tutto, provenienti da paesi africani (Nigeria e dell'est del continente), dell'Europa centrorientale (Russia, Ucraina, Albania, Romania, Bulgaria e Moldavia), dell'America Latina (Argentina, Brasile, Ecuador, Perù).
Il traffico di minorenni sta soprattutto crescendo in seno alla comunità cinese che si sta espandendo in Italia.
Nel 2003 le autorità italiane hanno inasprito le pene per i trafficanti e gli arresti di 'negrierì sono stati 128 in tutto.
Il rapporto del Dipartimento di Stato rileva infine che l'Italia ha cooperato con i paesi di provenienza per limitare l'immigrazione clandestina, ma non ha ottenuto risultati nella diminuzione della domanda delle vittime del traffico.
Tra gli esempi positivi, il Dipartimento di Stato cita l'istituzione, durante la presidenza italiana dell'Unione europea, di un meccanismo di controllo che coinvolge paesi «fornitori» e di destinazione, e la firma in un accordo con la Nigeria per coordinare gli sforzi anti-traffico.

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