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La sentenza

Bari, beffati i signori
del mattone di Stato

Bari, beffati i signori del mattone di Stato

La Cittadella della Finanza

di Massimiliano Scagliarini

BARI - L’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili non può essere applicata alle società di gestione del risparmio che stanno gestendo le cartolarizzazioni dello Stato. Nemmeno per quanto riguarda l’Ici, che era stata abbuonata da una legge voluta da Berlusconi e Tremonti. Le sentenze emesse dalla Commissione tributaria provinciale di Bari rischiano di far saltare il business di Investire Immobiliare sgr, la società dei banchieri Nattino che nel 2004 consentì al ministro berlusconiano Domenico Siniscalco - tramite un’operazione con il fondo Fip - di iscrivere a bilancio 3,7 miliardi di proventi dalla dismissione del patrimonio pubblico. Un patrimonio che in Puglia è particolarmente importante.

Le sentenze riguardano gli immobili che ricadono nel territorio del Comune di Bari, l’unico in Italia ad aver incalzato Investire in questi anni con gli avvisi di accertamento. Nelle scorse settimane, infatti, i giudici tributari hanno dato ragione al dirigente dell’ufficio Tributi, Francesco Ficarella, respingendo i ricorsi del fondo immobiliare per l’Ici del 2010 e l’Imu del 2013, per un totale di 7 milioni di euro. Altri 3,5 milioni erano già stati riconosciuti mesi fa per l’Imu 2012, mentre un differente collegio ha accolto il ricorso (e dunque annullato) la cartella relativa all’Ici del 2008. Siamo dunque 3-1 per l’amministrazione pubblica, ed è ipotizzabile che questa partita arriverà fino in Cassazione.

Nel Fondo immobili pubblici sono finiti palazzi che si trovano nelle più grandi città italiane: sedi di ministeri, ma anche di Inps e Inail e persino caserme. A Bari ad esempio la sede ex Inail del lungomare Trieste (12mila metri quadri di superficie commerciale), la sede ex Inpdap di via Oberdan (11mila), le sedi delle agenzie fiscali dell’Executive Center (19mila metri quadri) e la Cittadella della Finanza del quartiere San Paolo (123.000 metri quadrati). A Taranto è nel Fip la Motorizzazione, a Lecce la sede Inps, a Foggia quella del ministero del Lavoro. Nel 2004 il ministero dell’Economia affidò la gestione del Fip a Investire Immobiliare sgr, che fa capo a Banca Finnat Euramerica ed è guidata da Arturo Nattino, figlio di quel Giampiero più volte citato nei libri su Vatileaks per i suoi rapporti con i potenti di Oltretevere.

Un decreto legge del 2001, il numero 351 firmato da Giulio Tremonti, in barba alle imposizioni della Ue conteneva un «regalo» senza precedenti. Non soltanto il fondo Fip «non è soggetto alle imposte sui redditi né all'imposta regionale sulle attività produttive», ma gli atti di vendita «sono esenti dall'imposta di registro, dall'imposta di bollo, dalle imposte ipotecaria e catastale e da ogni altra imposta indiretta». E per quanto riguarda l’Ici, i gestori del fondo sono individuati come soggetti passivi, ma pagano l’imposta sugli immobili «nei limiti in cui l'imposta era dovuta prima del trasferimento». E siccome lo Stato non versa le imposte a se stesso, ne consegue che il Fip riteneva di non dover pagare un centesimo.

Nel resto d’Italia infatti è andata così. Ma al Comune di Bari sono stati di diverso avviso e, a quanto pare, per il momento hanno ragione. Il perché lo spiegano le due sentenze. La prima (Terza sezione, presidente Di Caprio, relatore Palmisano), parlando dell’Ici 2010, dice che l’esenzione voluta da Tremonti vale - eventualmente - solo per Fip, che è il veicolo principale della cartolarizzazione, e non per la Sgr che è il suo braccio commerciale e che oggi possiede materialmente gli immobili: è infatti a questa società che sono stati notificati gli avvisi di accertamento. La seconda sentenza (Ottava sezione, presidente Grillo, relatore Liuzzi) esclude invece che l’esenzione voluta dal governo Berlusconi per l’Ici possa essere estesa anche all’Imu: insomma, a tutto voler concedere, dunque, Investire Immobiliare potrebbe avvantaggiarsi del trattamento agevolato soltanto fino al 2010.

Per dare un’idea dell’importanza della questione, basta dire che solo per gli immobili cartolarizzati in Puglia parliamo di imposte per 7 milioni di euro l’anno. Fino ad ora, dunque, solo in Puglia la Sgr ha risparmiato 85 milioni di euro. A livello nazionale il valore delle imposte dovute potrebbe aggirarsi sui 150 milioni di euro l’anno. Se gli altri Comuni dovessero seguire l’esempio di Bari, potrebbero recuperare almeno gli ultimi 5 anni: una bella boccata d’ossigeno per bilanci sempre più in crisi.

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