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Nuovi livelli record per i prezzi del petrolio

Il mercato infiammato dalle crisi in Medio Oriente. Opec tiepida alla proposta dell'Arabia Saudita di aumentare la produzione giornaliera
BRUXELLES - Forti scossoni, in avvio di settimana, nei mercati petroliferi internazionali: i prezzi sono di nuovo a livelli record, e gli operatori sembrano non credere alla possibilità che dall'Opec giunga l'auspicato aumento della produzione che possa davvero far invertire la tendenza nelle quotazioni dell'oro nero.
Dopo il calo di venerdì che aveva dato qualche speranza ai Paesi industrializzati, oggi è stata la giornata della doccia fredda: sul Nymex il prezzo del crudo americano pochi minuti dal termine delle contrattazioni ha toccato quota 41,85 al mercato di New York, eguagliando il record storico raggiunto lunedì scorso. Anche a Londra il Brent è salito fino a quasi 37,50 dollari.
È insomma durata solo qualche ora, da venerdì all'apertura dei mercati di oggi, l'illusione che l'Opec sia veramente intenzionato ad aprire i rubinetti per permettere un aumento reale dell'offerta di greggio, come richiesto ormai da tempo ai "signori del petrolio" da più parti, per esempio dai ministri delle finanze del G-7 e dalla Commissione europea.
La settimana scorsa era stata l'Arabia Saudita - principale Paese produttore di greggio del cartello - a proporre un aumento pari a 2,5 milioni di barili al giorno nella produzione globale dell'Opec. La mossa di Riad, frutto anche del pressing proveniente dal mondo industrializzati, è sempre sul tavolo dell'Organizzazione, ma l'impennata di oggi dei prezzi conferma il profondo scetticismo dei mercati sulle mosse future dell'Opec.

TROPPO TARDI, TROPPO POCO
Dopo i colloqui di questo week-end a margine del Forum internazionale sull'energia di Amsterdam, la palla è passata alla conferenza ministeriale degli Stati membri dell'Opec in agenda il 3 giugno a Beirut.
E d'altra parte sono stati proprio i ministri di alcuni Paesi arabi a mettere nero su bianco che bisognerà aspettare ancora una settimana, proprio l'incontro nella capitale libanese, per capire se l'Opec farà l'annuncio richiesto a gran voce dai Paesi industrializzati, i quali temono che il caro greggio continui a ostacolare la ripresa dell'economia mondiale.
«È troppo presto» per parlare della proposta saudita» ha commentato ad Amsterdam il ministro del Qatar, Abdullah al-Attiyah, mentre il suo collega iraniano Bijan Zanganeh, ha precisato che nell'agenda dell'Opec «ci sono molte proposte... vedremo a Beirut le cifre e le misure da adottare».

TIMORI
Assieme a Usa e agli altri Paesi europei, anche il governo italiano segue passo a passo la scalata delle quotazioni. Il ministro alle attività produttive, Antonio Marzano, ha detto di «seguire con preoccupazione la situazione», precisando che «l'Opec appare non unita» su un eventuale aumento della produzione.
Molti analisti credono che anche nel caso la proposta saudita finisca per essere approvata dagli altri Paesi Opec, forse il greggio in più che potrà arrivare sui mercati sarà probabilmente «troppo poco» di fronte ad una situazione in cui per una serie di fattori (crisi mediorientale e in Iraq, forte domanda dei consumi in Cina, basse riserve degli Usa) il greggio in giro per il mondo non basta più.
Non solo, probabilmente sarà anche «troppo tardi», visto che la tendenza al rialzo è iniziata ormai da molte settimane, consolidandosi ogni giorno di più.
A cercare di dare tranquillità ai mercati è stato il ministro saudita Ali Al-Nouami, che oggi ha sottolineato che - nonostante quel che pensano stampa e molti operatori - in seno all'Opec non c'è alcun disaccordo sul livello delle quote di produzione del cartello petrolifero: fra i diversi Paesi membri dell'Opec non c'è «alcun conflitto», ha precisato il ministro assicurando che «i Paesi produttori condividono con i consumatori i timori esistenti circa l'evoluzione dei prezzi».
Martino Rigacci

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