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L'«esercito» degli impiegati pubblici

Sono tre milioni e 209mila, gli impiegati pubblici in Italia. Da Nord a Sud tutti i colletti bianchi che ogni giorno lavorano per lo Stato e che ora chiedono di più
MESTRE - Sono tre milioni e 209mila, gli impiegati pubblici in Italia. Uno su sette lavora in Lombardia dove si conta «l'esercito» più numeroso (418mila 400 persone). Mentre il plotone più piccolo si trova in Valle D'Aosta (9mila 500 lavoratori). A far rilevare, invece, la percentuale più alta per presenza è la Calabria dove rappresentano il 33% degli occupati della regione (15 punti percentuali in più della media del paese). Quando, poi, si parla di incidenza sul totale della popolazione in età lavorativa, in testa alla graduatoria c'è il Trentino Alto Adige; qui ogni mille residenti ben 119 sono i dipendenti pubblici contro una media nazionale di 84.
E' questa una prima fotografia scattata dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre per visualizzare, accanto alle inquietudini manifestate in questi giorni che culminano con lo sciopero odierno, anche i numeri che li definiscono. Uno screening dettagliato sul microcosmo del pubblico impiego dunque, dove ad emergere al di là dei valori assoluti - con cui si potrebbe popolare una regione italiana - anche la densità della loro presenza.
E così proprio osservando il parametro dell'incidenza si delineano due apparenti sorprese. Subito dopo il Trentino Alto Adige, infatti, si posiziona la Valle D'Aosta, dove gli impiegati pubblici sono 118 su 1000 residenti in età lavorativa. Seguono quindi: Lazio (103), Calabria (100), Molise (99) Basilicata (98) e Liguria (97). Ultima è la Lombardia (67), preceduta dal Veneto (72), dalla Puglia (74), dal Piemonte (76), dall'Emilia Romagna (80), e da Campania e Toscana (84). Significativa, per la Cgia di Mestre nel contesto del nordest la situazione del Friuli che occupa un posto d'onore vicino al podio del Trentino e supera la media nazionale di nove unità (93).
Differenti appaiono quindi i contorni di questo universo «pubblico» quando si osservano le percentuali sul totale degli occupati. E così a guadagnare la prima posizione è la Calabria (33%); seconda la Sicilia (29,5%), terza la Campania (25,3%), quarta la Basilicata (25,2%), quinta la Sardegna (24,6%). Ultima la Lombardia (10,7%), preceduta dal Veneto (11,6%), dall'Emilia Romagna (12%) e dal Piemonte (12,9%). Sopra alla media nazionale (16,5%) si trovano Umbria, Puglia, Liguria, Abruzzo, Trentino, Valle D'Aosta, Lazio e Molise, con percentuali che arrivano fino ad oltre il 23%.
Nasce, poi, ancora una nuova geografia del pubblico impiego se si analizza la situazione in termini di cifre. Ebbene, la schiera più numerosa sta in Lombardia (quasi 420mila dipendenti), seguita dal Lazio (358mila), dalla Campania (321mila 400), dalla Sicilia (305mila 500), dal Veneto (223mila) e dal Piemonte (214mila 350). Numeri lontanissimi da quelli che narrano il pubblico impiego delle regioni più piccole; come quelle del Molise, (20mila 566), della valle D'Aosta (9mila 535), o dell'Umbria (51mila). Ad accogliere più di 100mila dipendenti pubblici sono inoltre: la Sardegna (quasi 106 mila persone); la Calabria (133mila 500) e la Toscana (194mila 500). Più di 200mila ne conta infine la Puglia.

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