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Gaza - Secondo giorno di demolizioni

La vasta operazione militare israeliana a Rafah, nel sud della striscia di Gaza col fine dichiarato di distruggere le «infrastrutture del terrorismo». Ieri venti morti
GERUSALEMME - Continua anche oggi lenta e metodica, per il secondo giorno di seguito, la vasta operazione militare israeliana a Rafah, nel sud della striscia di Gaza col fine dichiarato di distruggere le «infrastrutture del terrorismo» e di catturare contrabbandieri di armi provenienti dal vicino Egitto attraverso gallerie scavate sotto il confine.
Ieri sono stati uccisi almeno venti palestinesi e decine di altri feriti. Stamane si ha notizia di due palestinesi colpiti nel quartiere di Tel Sultan. Si ignora se siano stati uccisi o solo feriti.
Nel corso della notte i soldati hanno demolito la casa di Ahmed Ibrahim, membro della Jihad Islamica e responsabile, secondo Israele, dell'assassinio di una colona e delle sue quattro figlie a Gaza, vicino al valico di Kissufim, circa due settimane fa.
In Cisgiordania, durante la notte, in scontri a fuoco con soldati sono stati uccisi a Jenin, Mohammed Turkman, 22 anni, membro delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa e a Nablus il ventenne Kassem Arafat, in apparenza pure membro delle Brigate Al Aqsa.
Secondo quanto riferisce la stampa israeliana odierna, il premier Ariel Sharon è intanto impegnato a completare le preparazione di un nuovo piano di disimpegno dalla striscia di Gaza, al posto di quello bocciato nel referendum del suo partito, il Likud, il 2 maggio scorso.
Secondo informazioni raccolte dalla stampa, il nuovo piano prevede la demolizione delle case dei coloni degli insediamenti di Gaza e la consegna a un'agenzia internazionale degli impianti industriali e delle infrastrutture perché poi siano trasferiti ai palestinesi.
Per la prima volta, inoltre, Israele sarebbe disposto ad accettare lo stazionamento di una forza internazionale di osservatori lungo il confine di Gaza con l'Egitto, in apparenza col compito di impedire il contrabbando di armi.
Il piano sarebbe realizzato a tappe: nella prima dovrebbero essere abbandonati insediamenti isolati come Morag e Kfar Darom e in quelle successive il resto degli insediamenti. Il passaggio da una fase all'altra richiederebbe l'assenso del governo, che però prima dovrà approvare il piano nelle sue linee generali.
E' possibile che il primo ministro lo sottoponga alla decisione del governo forse già nei prossimi giorni.

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