Giovedì 16 Agosto 2018 | 10:41

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Israele lascia Gaza city

Dopo il pesante bilancio di vittime inflitto dai gruppi armati palestinesi. Restituiti i resti dei militari israeliani. Il ruolo della diplomazia egiziana
GERUSALEMME - Seconda giornata di sangue per l'esercito israeliano: quattro soldati e un ufficiale sono stati uccisi nell'esplosione di una potente mina sotto un mezzo blindato nel sud della striscia di Gaza, a ridosso del confine con l'Egitto. E poche ore dopo si è avuta notizia di una sorta di accordo: ritiro, già iniziato, dei carri armati israeliani dal quartiere di Zeitun in cambio della restituzione dei resti dei soldati uccisi martedì.
Con l'uccisione ieri a Gaza City, in circostanze analoghe, di altri sei soldati sale a 11 il bilancio delle perdite inflitte in due giorni a Israele dai gruppi armati palestinesi.
La responsabilità dell'odierno attacco è stata rivendicata dalla Jihad Islamica. Poi, grazie ad una mediazione egiziana, sembra sia stato raggiunto un accordo. Restituzione dei corpi dei soldati uccisi (quelli di martedì) in cambio del ritiro dal quartiere dove le truppe israeliane erano presenti in forze e conducevano rastrellamenti, alla ricerca dei colpevoli degli atttacchi ma anche dei corpi stessi. Sembra sia caduta, almeno per il momento, la seconda richiesta fatta dalla Jihad islamica (la restituzione dei corpi di una ventina di militanti palestinesi) anche se gli israeliani si sarebbero impegnati a discuterne.
Poco prima della mezzanotte i primi carri armati israeliani hanno cominciato a lasciare Zeitun per quella che sembra essere la conclusione di una operazione durata circa 48 ore e che è costata la vita a 13 palestinesi.
L'imboscata di oggi contro gli israeliani, il cui bilancio è stato confermato in tarda serata da fonti ufficiali a Tel Aviv, è avvenuta in due tempi. Una prima esplosione, di modesta potenza, ha danneggiato un cingolato (un bulldozer militare, secondo alcune fonti) e ha ferito in modo non grave cinque soldati, sulla cosiddetta asse Philadelphi, che corre lungo il confine con l'Egitto e che è costantemente pattugliata nel tentativo di ostacolare l'afflusso di armi e esplosivi nella striscia tramite tunnel sotterranei tra i due versanti del confine.
Poco dopo una seconda mina, questa volta di grande potenza, è esplosa sotto un altro mezzo blindato che era giunto per soccorrere il primo.
Come ieri, anche in questo caso lo scoppio avrebbe provocato quello dell'esplosivo che si trovava all'interno del veicolo causando l'istantanea morte dell'equipaggio: cinque soldati, secondo dati ufficiosi che non sono stati smentiti dal portavoce militare. Secondo la tv satellitare Al Arabiya, i morti potrebbero essere sei.
Sul posto sono arrivati truppe ed elicotteri per lo sgombero dei feriti più gravi e delle salme e l'intera area è stata isolata dall'esercito.
Una tecnica micidiale che ricorda quella usata contro l'occupazione israeliana in sud Libano dai guerriglieri Hezbollah la cui influenza e la cui assistenza tecnica sono sempre più avvertite nella striscia di Gaza. È soprattutto recepito il messaggio che gli Hezbollah non si stancano di ripetere: Israele capisce solo il linguaggio della forza e solo un alto numero di morti lo costringeranno a ritirarsi dalla striscia come avvenne in Libano.
Ma è un messaggio al quale chi in Israele è contrario al ritiro incondizionato da Gaza risponde affermando che cedere alla violenza avrà il solo effetto di incoraggiare i fautori della guerra ad oltranza contro lo stato ebraico e non porterà né pace né sicurezza.
Il nuovo sanguinoso attacco ha colpito un paese già dolorosamente scosso dalla morte ieri nel quartiere Zeitun di Gaza City dei sei soldati di un altro cingolato, parte dei cui resti umani sono poi stati trionfalmente esibiti da gruppi di palestinesi mascherati e armati di Hamas e della Jihad Islamica. La reazione rabbiosa dell'esercito alla pesante perdita di ieri è continuata anche oggi per tutta la giornata con intense perquisizioni nelle case del quartiere per cercare frammenti umani scaraventati a grande distanza dallo scoppio. Gruppi armati hanno cercato di contrastare i soldati. Tre uomini di Hamas sono stati uccisi da un razzo sparato da un elicottero vicino a una moschea e altri due palestinesi sono stati uccisi in scontri a fuoco con i soldati. In serata, secondo fonti palestinesi, una colonna blindata è penetrata nel campo profughi di Rafah, poco distante dal luogo dell'attacco.
Al tempo stesso la diplomazia egiziana è entrata in azione per convincere i palestinesi a restituire a Israele i resti dei soldati in loro possesso e ai suoi sforzi si è associata anche l'Autorità nazionale palestinese (Anp), imbarazzata dalla negativa pubblicità derivante delle immagini della trionfale parata dei pezzi di corpi.
Il sanguinoso attacco odierno ha aggravato il clima molto pesante in Israele, profondamente sconvolto dalla morte dei sei soldati. I titoli e i commenti dei giornali, dove abbondano epiteti come «bestie umane» e «cannibali» nei confronti dei gruppi palestinesi responsabili della macabra parata di ieri, rivelano sentimenti di rabbia, sgomento, confusione e incertezza su cosa fare.
Giorgio Raccah

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